Che cosa significa essere donna e soldato? Lo abbiamo chiesto al Maggiore Carla Brocolini, prima donna a conseguire nel 2009 il brevetto di pilota militare per l’Esercito, nel ventennale della legge delega 20 ottobre 1999 n. 380, che aprì le porte del servizio militare volontario alle donne.

Essere una donna soldato mi permette di coniugare la passione per il volo ed il servizio per il mio Paese. Ho la possibilità di lavorare in un ambiente stimolante, fatto di professionisti, dove si ha l’occasione di vivere delle esperienze uniche“, racconta. Una scelta certo non facile, fatta di impegno, sacrificio e continue sfide che sono l’occasione per mettersi alla prova e riuscire a superare i propri limiti, perchè “con determinazione e un pizzico di ottimismo – ci dice Carla – tutto è possibile!“.

E di determinazione ne ha avuta tantissima il Maggiore Brocolini: partecipò al primo concorso straordinario per volontari in ferma breve aperto alle donne mentre si stava diplomando al Liceo Classico, incuriosita ed affascinata dai racconti del fratello Stefano, entrato quindicenne alla Scuola Militare Nunziatella. “Il nostro rapporto è sempre stato simbiotico e vivevo dei suoi racconti. Mi parlava di valori, disciplina, tradizioni, sacrificio, cameratismo e spirito di Corpo. Ed è esattamente tutto ciò che ho trovato arruolandomi“. Dalle sue parole emerge una profonda convinzione del percorso intrapreso, un orgoglio solido, una vocazione vera per ciò che oggi fa parte di lei.

Donna e soldato ma Carla è anche moglie e mamma. Mentre le telefono per concordare l’intervista, va di fretta: deve passare a prendere il bimbo e poi correre ad Amelia, dove sarà protagonista, assieme ad alcune colleghe, di un evento dedicato alle donne delle Forze Armate, nell’anniversario della legge 380. “Conciliare famiglia e lavoro non è mai semplice. Ci vuole tanta organizzazione per ottimizzare il proprio tempo ma da donna, madre e militare, posso dire che ci si riesce. L’amore per la mia famiglia, l’aver trasformato la mia passione per l’Esercito e il servizio per il mio Paese nel mio lavoro, il supporto costante di mio marito e dei miei genitori mi permettono di sentirmi realizzata nella mia quotidianità, sia lavorativa sia affettiva-personale.“. Siamo tutte sicure di poter affermare lo stesso?

A questo punto mi chiedo se il Maggiore Brocolini abbia una giornata-tipo. La risposta mi sorprende ed allo stesso tempo mi incuriosisce: “Non ce l’ho e forse è proprio questo che mi appassiona maggiormente del mio ‘lavoro’“. Pilota, Capo Nucleo Pubblica Informazione del Comando Aviazione dell’Esercito ma – come lei stessa ribadisce – “soprattutto ufficiale: provo ad immaginare la giornata di Carla e vedo la mia e quella di tantissime altre donne che non hanno scelto una professione quanto una costellazione di compiti e ruoli, raccolti tutti da una medesima scintilla, così vivida e ardente da permetterci di ricoprire posizioni e svolgere compiti differenti, con gradi di difficoltà e responsabilità diverse eppure tutti, equamente emozionanti. Una passione, più che un lavoro, dove il livello di attenzione è altissimo e commisurato alla forza con cui la fiamma arde nel cuore. “La mia giornata è scandita da impegni di varia natura che mi permettono un giorno di volare ed effettuare un trasporto di personale o uno sanitario, piuttosto che una missione di lancio paracadutisti ed il giorno seguente di addestrarmi con diversi reparti dell’Esercito e di altre Forze Armate; quello successivo di seguire l’attività mediatica di un’importante esercitazione. É una vita molto stimolante che offre davvero tante soddisfazioni.“. E come darle torto?

Il Maggiore Carla Brocolini assieme a Debora Corbi ed altre colleghe delle Forze Armate ad Amelia per l'evento "2019: Donne Soldato 20 anni dopo". Nella foto il Maggiore indossa l'uniforme con il nuovo grado.
Il Maggiore Carla Brocolini assieme a Debora Corbi ed altre colleghe delle Forze Armate all’evento “2019: Donne Soldato 20 anni dopo”. Nella foto, a differenza di quella in apertura, il Maggiore indossa l’uniforme con il nuovo grado.

A 20 anni dalla legge 380, le donne sono divenute anche in Italia una presenza costante nelle Forze Armate. Sebbene il nostro Paese sia stato l’ultimo in Europa a permettere l’accesso alle donne, abbiamo usufruito del vantaggio di apprendere dagli altri Stati. ‘Ma cosa significa, in concreto, donna e soldato?‘, mi chiedo. La mente corre subito all’idea che possano esserci differenze nei percorsi di selezione ed addestramento. Ci pensa Carla a correggere il tiro: “Si è attuata una netta apertura: nessuna discriminazione o limitazione di impiego“, racconta. “Per permettere questo non era possibile né abbassare il livello né precludere a priori l’ingresso alle donne. Per questo motivo è stata messa in pratica una differenziazione nelle prove fisiche, che i soldati devono superare per accedere a determinati ruoli. Lo scopo non è quello di rendere più semplice l’ingresso nelle Forze Armate bensì di attuare, dove opportuno, delle distinzioni. Si è quindi effettuata una divisione dei test in due categorie: i test ‘gender free’ e i test ‘gender fair’. I primi regolano l’accesso a incarichi la cui prestazione non è legata al sesso quindi i criteri di selezione sono i medesimi per entrambi: alle donne verrà richiesto di svolgere le stesse mansioni di un uomo, in completa integrazione. I secondi invece presentano parametri differenti per uomini e donne ma questo non significa automaticamente minor rendimento: si tratta solo di ricoprire ruoli in cui non è determinante la prestazione fisica.”. E per quanto riguarda l’addestramento?Sia per l’addestramento che per l’impiego e la possibilità di progressione di carriera, non esistono differenze per uomini e donne dell’Esercito.“. Un esempio da seguire, non vi pare?

Non c’è neppure bisogno di chiedere a Carla se oggi ripercorrerebbe tutti i suoi passi: “a 19 anni dall’ingresso nella prima caserma, sono ancora più convinta della mia scelta. Per me essere militare è una missione e l’avere passione per ciò che faccio mi permette di vestire l’uniforme con orgoglio e con il sorriso.“.

Tanti auguri Carla, sei un esempio per tutti noi!