Disperare- Ho scritto un manuale di consolazione per resistere al declino dell’epoca e al nostro personale declino. L’ho chiamato Dispera bene e nel titolo c’è tutto il realismo della nostra situazione, senza sconti e senza alibi, ma anche tutta la tensione, e l’intenzione, rivolta al bene che è possibile nelle nostre condizioni. Uscirà domani in libreria e lo presento oggi in anteprima a Roma, al Caffè Greco, alle 18.

Il Manuale si rivolge a chi non spera più in niente e in nessuno. Non spera in Dio perché è troppo in alto, al di là delle speranze e delle disperazioni. Non spera nelle ideologie, nelle fedi, negli uomini, nella scienza e nella tecnica, nella storia e nella politica. Non spera nel Papa e nei leader, nelle masse e nelle oligarchie, nei padroni del mondo e nei dannati della terra. E non spera neanche in se stesso, ma cerca solo una priorità che ripete banalmente come un mantra: star bene con se stesso. Ma come si può star bene con se stessi se si orbita nel vuoto pneumatico, senza legami e senza destino? L’amico disperato può essere di qualunque età e ceto, ma il prontuario si riferisce in particolare agli estremi, i ragazzi e gli anziani.

È un testo di pensiero e non di infortunistica, di visione della vita, non di piccoli consigli terapeutici. È improntato a tentare un’impresa: non negare la disperazione ma renderla fruttuosa. Fino a renderla operosa e fiduciosa disperazione. Come si può fare? Innanzitutto correggendo il motto che la speranza è l’ultima a morire. No, in realtà è la penultima. Finite le speranze, finirà pure la disperazione. Il vero contrario della speranza non è la disperazione ma la paura; è lei il vero nemico. Smettere di avere paura, essere fiduciosi, avventurarsi nel ragionevole rischio di vivere.

Il punto di partenza, oltre la spavalderia dello sporgersi e non ritrarsi, è ritrovare il perduto senso del limite, a partire dai nostri limiti. Sfidare la vita ma accettare poi i verdetti della sorte. Ovvero, per dirla coi maestri: Amor fati, amare il destino. Accogliere il fato è cosa ben diversa dal fatalismo: perché i fatalisti rinunciano a priori, si rassegnano in partenza, si abbandonano passivi al fluire della vita. Invece chi ama il fato, si cimenta con le prove della vita ma è consapevole dei suoi limiti e accetta infine il risultato della sorte, non lo maledice. Lo abbraccia, lo fa suo.

Per trovare conforto è necessario liberarsi dall’ossessione del tempo che scorre, della vita che passa. E qui è necessario compiere un salto radicale: il tempo non è una retta, gli anni non sono un’emorragia incessante, perché il tempo in realtà procede a spirale, è un cerchio e una sfera, si procede e si retrocede, a volte si ritorna, i moti della storia non sono progressivi o regressivi ma anche ondulatori e sussultori, come nei terremoti. Dunque l’intensità è più importante della durata, il concentrarsi su un punto vale più del diluirsi nella gara dei giorni. La verità, la gioia, il bene sono oltre lo scorrere dei giorni.

Il Manuale esorta il lettore a riscoprire i mondi e i tempi che ha perduto o dimenticato per strada che sono il passato, il futuro e l’eterno. Sono mondi ricchi di esempi, di aperture, di ricordi e di aspettative, creano orizzonti d’attesa. Si traducono in memorie, progetti, fedeltà. Aiutano a uscire dalla prigionia del momento, usando le prodigiose macchine del tempo di cui disponiamo per uscire dalla gabbia tecnica ed economica dell’attualità: l’arte, il cinema, la letteratura, i giochi, i viaggi, i miti, i ricordi, la preghiera. Sono veicoli che ti portano in altri mondi e ti fanno vivere più vite in una, senza rinnegare la tua.

Vuol dire anche liberarti da alcuni affanni e ossessioni del presente, e tenersi lontani dalla politica e dal potere. C’è tutto un capitolo dedicato alla necessità di sublimare le passioni politiche in altre energie vitali.

Ma il testo suggerisce soprattutto un quadrifarmaco, come lo chiamava Epicuro, ossia quattro rimedi per affrontare la vita, la morte, il dolore e la vecchiaia. Consiglia di praticare il ghosting, cioè l’arte di dileguarsi, a chi ha raggiunto la senilità e vuol rendere lieve l’età grave e poi il distacco. Una fusione di de senectute e ars moriendi, aperta al previsto e all’imprevisto, alla sorpresa e all’arte di aprire uno spiraglio e lasciare un conto in sospeso con la vita, fino alla fine.

Il manuale compie pure una gita fuori porta, nell’universo, con brividi e stupori, in compagnia degli astrofisici, per scoprire che la scienza sposta i confini dell’ignoto ma non risolve il mistero. Poi rivolge una lettera insolita a un ragazzo nato nel duemila per esortarlo a coltivare la tensione per l’eterno piuttosto che a perdersi nella pretesa dell’infinito e nell’illimitata libertà che dà solo una miserabile onnipotenza. Infine una postilla dedicata a un bambino neonato, un messaggio a orologeria che il destinatario scoprirà da grande.

Il Manuale vuol rendere pratica, alla portata del lettore, la visione del mondo e del pensiero elaborata in altri testi. Non vende fumo né annuncia prodigiose salvezze, è un testo per chi vuol mutare atteggiamento davanti alla vita; esorta a cambiare sguardo rispetto a quello che domina, a fare un salto di qualità, rinascere, sposando l’eterno.

E a capire che l’Io non è tutto, ma è solo un motore di ricerca, un flusso di pensieri, immagini ed esperienze, ma oltre di noi il mondo continua; oltre noi stessi c’è l’Essere che non tramonta e se tramonta risorge. Liberarsi dal dominio dell’Io è la via, la verità, la vita vera. Non resta che rendere belle e fruttuose le disperazioni, prima che faccia notte. Perciò il libro esorta sin dal titolo, con cuore aperto e mente attenta: Dispera bene.

Giornalista, scrittore, filosofo. E' nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai. Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il 68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani. È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Dopo Lettera agli italiani (2015) ha pubblicato di recente Alla luce del Mito e Imperdonabili, tutti con Marsilio, e Tramonti (Giubilei Regnani).