C’era una volta la sinistra mangiapreti. Quella che, soprattutto nelle cosiddette “regioni rosse” – Toscana ed Emilia in testa – aveva trasformato i propri circoli in una sorta di tempio pagano alternativo alla parrocchia e consacrato – si fa per dire – al culto comunista. Non esisteva paesino in Toscana o in Emilia che non avesse, solitamente a poche centinaia di metri di distanza l’una dall’altra, una Casa del Popolo contrapposta ad una chiesa.

Nella vita di ciascun membro di queste comunità, all’epoca ben ancorate agli usi ed ai costumi locali, arrivava il momento cruciale della scelta. Solitamente tra i 13 ed i 14 anni, più o meno nel periodo in cui si celebra la Cresima, per tutti arrivava il momento del “debutto in società” che poteva avvenire col sacro rito della confermazione, ossia con l’adesione alla comunità ecclesiastica, da una parte, oppure con l’ingresso ufficiale nella federazione giovanile del “partito”, dall’altra.

Non che quello che vi stiamo raccontando sia una novità, del resto, prima e decisamente meglio di noi, questo spaccato di storia d’Italia è stato narrato da Giovannino Guareschi attraverso le figure di Don Camillo e di Peppone, laddove Ponteratto rappresenta la raffigurazione ideale di uno qualsiasi di quei borghi di cui sopra.

Insomma, per circa mezzo secolo, in Italia, o si baciavano le pile o si mangiavano i preti. Per chi stava in mezzo non c’era spazio, eccezion fatta – forse – per due categorie, particolari e molto differenti tra loro: i fascisti ed i socialisti. I primi, per quanto poco inclini a manifestarsi pubblicamente, si dividevano tra coloro che le pile le baciavano per rispetto non solo a nostro Signore, ma anche ai patti lateranensi del ’29 e quelli che non avevano mai scordato le radici anticlericali del primo Mussolini, quello che con un orologio in mano, aveva sfidato Dio a fulminarlo entro un minuto per provare la sua esistenza.

I socialisti invece, inizialmente annoverabili tra i mangiapreti, finirono col passare degli anni a baciare le pile più per interesse che per fede, più nel nome del pentapartito che non della beata vergine Maria, per dirla alla Salvini.

Oggi invece, tutto si è ribaltato. La sinistra mangiapreti fieramente arroccata dentro le proprie cattedrali rosse, dove campeggiavano i poster di Enrico Berlinguer e quelli di Palmiro Togliatti è morta e sepolta. Il colpo di grazia – a voler essere sinceri – glielo ha dato proprio un baciapile, nato e cresciuto nella rossa Toscana, ma che all’epoca della scelta, aveva preferito gli abiti del boy scout alla t-shirt con Che Guevara.

Così, mentre la scena politica è monopolizzata da un soggetto che i più annoverano nella categoria dei fascisti – ma che chiunque abbia letto perlomeno mezzo libro sul ventennio mussoliniano sa, che la Lega niente ha, né potrà mai avere, di fascista – ma che nemmeno Giovannino Guareschi sarebbe riuscito a collocare all’interno del suo eterno derby tra diavolo e acquasanta, la sinistra, da mangiapreti, si è ridotta a baciavescovi.

Proprio così. Perché chi oggi impugna fieramente la bandiera rossa e tenta di erigersi ad ultimo baluardo di una sinistra che non c’è più, sono proprio i vescovi. Soprattutto in toscana. Sarà per quel color porpora, unica cosa rossa ancora presente sulla scena o forse per il loro “capo”, ormai icona mondiale dell’immigrazionismo, con quell’accento sudamericano che richiama alla mente l’epopea di Fidel ed Ernesto – argentino anche lui come Francesco – nell’inferno della Cuba di Fulgencio Batista.

La sinistra che sognava l’internazionale socialista, l’ateismo proletario, che gridava nei cortei di voler bruciare le chiese e che definiva la religione come l’oppio dei popoli, oggi si affida alle parole del vescovo di Lucca e del suo collega porporato pistoiese che si scagliano contro Matteo Salvini e il decreto sicurezza bis, colpevole – secondo loro – di punire l’umanità; dove per umanità si intendono le azioni in stile Carola Rackete, ossia forzare un divieto, tentare di ammazzare due finanzieri e favorire l’immigrazione clandestina in Italia.

È proprio il caso di dire povera sinistra toscana o, meglio ancora: porporati di tutto il mondo, unitevi!