Nessuno può sapere se il Professor Bellavista oggi si sia pentito di non aver accettato la proposta del becchino Gigino, che voleva vendergli una bara a rate, quando era ancora vivo.
Oggi un matematico, ingegnere e filosofo, ma soprattutto quello che egli stesso definiva un uomo d’amore si è svegliato dall’altra parte in quell’Aldilà che si trova appena poco oltre la logica e la razionalità, perché la logica, i numeri e la razionalità non potevano e non possono escluderlo.
Un ingegnere innamorato della filosofia e di Napoli.
Quella Napoli che lui ha sempre amato, descritto e fatta amare a tante persone che forse non sapevano comprenderne la vera essenza.
Esattamente come ha saputo spiegare la filosofia a tantissime persone che non avrebbero mai potuto pensare di confrontarsi con essa se non per lui.
La lunghezza effettiva della vita è data dal numero di giorni diversi che un individuo riesce a vivere. Quelli uguali non contano. Era una sua celebre frase. E lui ha avuto tanti importanti attimi che contano, per lui e per quell’universo di individui ai quali ha saputo aprire nuovi orizzonti e la cui esistenza ha illuminato portandoli in maniera semplice alla comprensione di questioni ritenute inavvicinabili per la gente comune.
De Crescenzo era un uomo importante, famoso, fondamentalmente era un uomo capace di fare una scelta, di fare il lavoro remunerativo per una vita e poi di cambiare, di diventare una persona che ascolta le proprie inclinazioni, e va dietro ai propri sogni;proprio con questi sogni ha condotto le masse alla filosofia .
Si definiva una scala per prendere i libri che sono più in alto:la sua grandezza sta proprio in questo.
Oggi il professor Bellavista, simbolo di quella Napoli che arde ancora sotto la cenere, ma non è più la Napoli quotidiana, diventa una cosa sola con l’infinito.
Quella Napoli che è l’essenza del bello per tutti, del ridere e godere la vita nella miseria. Che si fa sostanza in Puccio d’Aniello, il contadino con il viso scottato dal sole da cui ebbe origine la maschera di Pulcinella. Ridere ed elevarsi nell’indigenza. Diceva Mario Merola che viaggiare nel mondo è trovare sempre Napoli.
Magari anche nell’universo De Crescenzo ritroverà lo spirito della sua Napoli. Forse anche lì ritroverà la sua missione di insegnante.
Infondo credeva e voleva credere da ateo cattolico, come si definiva, affermando, in un estremo sentimento di profonda fede di preferire al niente l’Inferno, se non altro per la conversazione…