Old Trafford, Manchester, 10 aprile 2007. In molti, tra i tifosi giallorossi, avranno rivissuto stasera i fantasmi di quella che, fino ad oggi, era stata la nottata più umiliante della recente storia romanista. Un 7-1 rimediato in Champions League, nel tempio dei Red Devils, firmato da mostri sacri del calcio inglese come Carrick (2), Smith, Rooney, Evra e da un giovanissimo Cristiano Ronaldo (2). Era la Roma di Mexes, di Chivu, Panucci, Vucinic, Mancini e Totti. Unico superstite di quella notte, Daniele De Rossi, partito questa sera dalla panchina all’Artemio Franchi di Firenze.

Con tutto il rispetto per l’Artemio Franchi di Firenze, lo stadio comunale di Campo di Marte non ha certo il fascino dell’Old Trafford e la Coppa Italia, per quanto ormai considerata da tutti i club un trofeo estremamente importante, soprattutto alla luce dello strapotere juventino in campionato, non ha certo il fascino della Champions League. Ma un 7-1 è sempre un 7-1. Poco importa se a siglarlo, anziché Rooney e Ronaldo, siano stati i ragazzini terribili di Stefano Pioli. Anzi, forse, così, fa ancora più male e quel “andate a lavorare” scandito dai numerosi tifosi romanisti presenti sotto la pioggia fiorentina, lascia poco spazio all’immaginazione.

Di un match che si conclude 7-1 c’è ben poco da dire. Una Fiorentina maestosa, in grado di mettere in scena la partita perfetta in ogni angolo del campo – se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, possiamo puntare il dito su un paio di distrazioni difensive sul risultato di 1-0 e sul gol di Kolarov, lasciato colpevolmente solo e libero di prendere la mira e scaricare un missile da fuori area alle spalle di Lafont – guidata da un Federico Chiesa, autore della sua prima tripletta in carriera, sempre meno giocatore normale e sempre più fenomeno vero, patrimonio indiscusso del calcio italiano.

Giusto menzionare il numero 25 viola, autore di tre gol meravigliosi – il terzo soprattutto, con un controllo al volo in area da standing ovation – ma anche la doppietta del Cholito Simeone, entrato nel finale di gara ed autore di una doppietta che serve per il morale e l’autostima dell’argentino come l’acqua serve ad un assetato nel deserto. Degni di menzione anche Luis Muriel – al quarto gol in quattro partite con i viola, tra campionato e Coppa Italia – e Marco Benassi, centrocampista goleador gigliato. Ma stasera, gli uomini di Pioli sono tutti da applausi: lo sono Milenkovic e Pezzella, due giganti al cospetto di Schick e Dzeko – il bosniaco si mette in luce solo per un cartellino rosso rimediato dopo soli 25 minuti dal suo ingresso in campo – così come lo è Alban Lafont, autore di una parata spettacolare su colpo di testa di Zaniolo – impietoso il confronto, stasera, tra lui ed il “gioiello” di casa viola, Federico Chiesa – quando ancora le squadre si trovavano sul 3-1.

Una nottata che Firenze ed i tifosi viola ricorderanno a lungo, perché battere per 7-1 una rivale storica come la Roma, non è cosa che accade tutti i giorni. Ed i cori della Curva Fiesole al novantesimo, rivolti ai rivali giallorossi: “sembra Manchester” rendono lo stadio comunale di Campo di Marte, per una notte, incredibilmente simile all’Old Trafford, tempio dei Red Devils e del calcio inglese.

In semifinale, i Viola incontreranno l’Atalanta che, grazie al gol di Castagne ed alla doppietta di Duvan Zapata – anno di grazia, quello in corso, per il centravanti colombiano – hanno eliminato nientemeno che la Juventus, decisamente in serata negativa.