La conferenza stampa del premier Giuseppe Conte di fine dell’anno, lascia un profondo senso di tristezza.
Profondo senso di tristezza perché, Conte sembra un attore costretto a recitare una parte che non gli piace o della quale non è convinto.
Non riesce ad immedesimarsi neanche tanto nel personaggio che vuole interpretare, ossia quello di un capo di governo che può rivendicare dei successi, riuscendo solo a sembrare poco credibile quando recita le battute di un copione scritto con lo scopo di cercare di ammantare di dignità l’opera poco efficace di un governo che ormai è totalmente preso a contorcersi su se stesso.
Conte è un uomo intelligente e sa bene in questo momento di essere alla guida di un governo che riesce a produrre risultati quando non insufficienti, sicuramente molto mediocri.
Nella situazione di continua sofferenza, dettata dalla troppo eterogeneità delle anime delle componenti di questo esecutivo , che si trova in una situazione per cui gli oppositori hanno gioco facile a sminuirne i già miseri risultati ed i sostenitori non sono mai contenti essendo troppo differenti fra loro, dell’opera di un premier che si logora quotidianamente cercando equilibri quasi impossibili, imprigionato tra l’incudine e il martello, dando ascolto a volte ai falchi e a volte alle colombe, senza riuscire però a soddisfare veramente nessuna delle anime della maggioranza.
Addirittura si vanta della diminuzione degli sbarchi, che anche il peggior nemico di Salvini, non può non riconoscerli come merito.
Parla di riforme coraggiose, e di abbreviare i tempi nei processi. Contrastando totalmente con la politica governativa sulla prescrizione.
Conte parla di prospettiva, addirittura di prospettiva triennale, quando la massima prospettiva del governo è non cadere il mese corrente ma cercare di rimandare i problemi al mese successivo. Sembra di sentire il motto andreottiano: meglio tirare a campare che tirare le cuoia. E nonostante ci provi in ogni modo, Conte non riesce a convincere nessuno che ciò non sia la realtà.
È l’assenza totale di prospettiva, di possibilità di produrre cambiamenti efficaci e duraturi che rende morto questo esecutivo nato male e che probabilmente finirà peggio.
Anche il volto del presidente del consiglio non si riconosce più, sembra il voler prolungare una lenta agonia fisica e politica.
Il volto di Conte in conferenza stampa è la raffigurazione di un viale del tramonto politico, istituzionale e sembra anche umano.