Peppino Ciarrapico ha creduto in tutta la sua vita a una (pe)Santissima Trinità: il Padre era il Duce, il Figlio Almirante e lo Spirito Santo Andreotti. Lo conobbi da vicino nell’epoca del suo massimo fulgore, negli anni ottanta, quando s’impose come astro nascente dell’Editoria, delle Acque e poi delle Cliniche, perché fui il giovane direttore editoriale della sua casa editrice.

In principio fu la militanza nell’Msi, l’editoria fascio-militare, la tipografia di Cassino, dove i fedelissimi di Ciarrapico avevano trovato un formidabile rimedio tecnologico per assicurare le costose rotative da guasti e malocchi: un corno anti-jettatorio pendente da ogni macchina. Ciarrapico era un fedelissimo di Almirante, e poi di donna Assunta, ma fu devoto di Andreotti, di cui fu l’emanazione nel mondo degli affari, in versione ciociaro-romanesca. Ma lui era d’origine abruzzese, proveniva da Bomba, teneva a precisare con orgoglio e malizia.

Benché neofascista, Er Ciarra non si fermò al culto dei Vinti, ma amava stare dalla parte dei Vincenti e riuscì presto a integrarsi nei salotti buoni, a far soldi e a frequentare i poteri che contano. Era superattivo al punto che l’ho visto addormentarsi in piedi con una tazza di caffè in mano. Certo, dietro di lui c’era l’ombra curva di Belzebù ma grazie alla sua intraprendenza era dentro il Gotha della finanza, inclusa Mediobanca e l’Ambrosiano. Ho visto da lui Angelo Rizzoli e Orazio Bagnasco, Carlo Caracciolo e Carlo De Benedetti, mezza famiglia Agnelli, Nilde Jotti ed Eugenio Scalfari, Indro Montanelli e Sergio Zavoli, perfino Gorbaciov e mezza casta comunista e intellettuale. Non vidi mai Licio Gelli. E c’era naturalmente Giulio Andreotti che lui interpellava come un Oracolo e frequentava come un’Edicola votiva. In pubblico lo vedeva col suo strascico di bracci destri (Andreotti era un ragno e aveva molti bracci destri). Stampò gli ultimi numeri di Op, prima che uccidessero Mino Pecorelli. Si raccontavano varie leggende su di lui: per esempio che aveva fatto spaccare il naso a Fini, considerato sin da giovane “infame traditore”, anzi badoglio, per usare il lessico della tribù.

Al Ciarra si deve la mediazione sul lodo Mondadori tra Berlusconi e Caracciolo-De Benedetti e altre spericolate operazioni finanziarie. Conquistava ogni mese un’azienda dopo l’altra, come un Napoleone con le cioce, camminava sulle acque minerali, acquisendo marchi a ogni passo.

Io lo conobbi in modo insolito. Ero un ragazzo neolaureato di paese e gli scrissi una lettera insolente: gli dissi che aveva grandi potenzialità editoriali, disponeva di un grande stabilimento tipografico e non poteva ridurre la sua produzione alla paccottiglia nostalgico-bellica, c’era un’area culturale di destra da coprire. Curiosamente Ciarrapico la prese bene, mi telefonò, mi convocò a Roma. E dopo pochi mesi andai a collaborare con lui. Nel frattempo avevo cominciato il praticantato presso il Giornale d’Italia. Ma Ciarrapico mi propose di diventare direttore editoriale e di triplicarmi lo stipendio. Avevo ventisei anni. Acquisimmo il catalogo dei Libri del Borghese, gli feci comprare le edizioni Volpe, stava per rilevare Sansoni, Rizzoli libri e quotidiani. Comprò case editrici specializzate in enciclopedie famigliari vendute porta a porta, di cui mi occupai, insieme ad altre opere monumentali su Dante, Leonardo, Garibaldi. Curai la riedizione dell’opera omnia di Mussolini, la riduzione in 18 volumi tematici, col figlio Vittorio, tante opere a dispense. In compenso potei pubblicare E.M. Cioran ed Ernst Junger, Edmund Burke e Oswald Spengler, Gustave Le Bon e Yukio Mishima, Leo Longanesi e Berto Ricci, solo per citarne alcuni. Diressi la rivista Intervento. Ti convocava a San Felice Circeo nella sua casa sugli scogli, o a Cassino, a Fiuggi, ovunque si trovasse, anche per dirti una cosa che poteva dirti per telefono. Ma era generoso Peppino, facile alla commozione e sensibile agli Eroi e ai Discorsi Alati. Ma a un certo punto, ritenendomi in odore di nuova destra e socialismo tricolore (avevo simpatia per Craxi, lo confesso), mi fece fuori. Avevo 32 anni, una moglie e due figli a carico e una bel marchio di destra in fronte, per non dire peggio… Beppe Niccolai all’epoca denunciò la mia estromissione raccontando che fosse stato Almirante, con cui avevo avuto un carteggio polemico, a chiedere la testa. Per altri invece era Andreotti a disapprovare la linea culturale che cercavo d’imprimere: finché spacci paccottiglia per nostalgici e militaristi sei innocuo, ma se fai circolare idee, diventi pericoloso. Dopo anni il Ciarra mi cercò, mi propose libri e conferenze che non feci, teneva a dire che era stato lui a scoprirmi, ritornammo amici.

La sua gran fortuna proseguì spedita fino a patron della Roma calcio, ma altrettanto veloce fu la parabola discendente, gli amici che gli voltavano le spalle, la fine politica di Andreotti, il suo Protettore, le condanne, le cessioni. Socio in affari della sinistra editoriale, sodale de la Repubblica-L’Espresso, venne massacrato dagli stessi per qualche infelice battuta e bollato come fascistone. Fu poi accusato da neosenatore di Forza Italia d’antisemitismo: ma quando la sinistra (e una fetta radicale della destra) tifava per gli arabi e i palestinesi contro Israele, il “grossolano” Ciarrapico pubblicava in difesa d’Israele un libro del leader ebreo Begin “La rivolta e fu Israele” (di cui però si narra che mai pagò i diritti e io stesso fui avvicinato dai suoi creditori israeliani alla fiera del libro di Francoforte). Era dalla parte d’Israele insieme al mitico camerata Giulio Caradonna. Gli ultimi tempi er Ciarra andava col bastone, sembrava una via di mezzo tra un padrino e un reduce, ma non rinnegò mai il suo fascismo alla vaccinara, tra il Duce e Sora Lella.

MV, La Verità 16 aprile 2019

Giornalista, scrittore, filosofo. E' nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai. Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il 68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani. È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Dopo Lettera agli italiani (2015) ha pubblicato di recente Alla luce del Mito e Imperdonabili, tutti con Marsilio, e Tramonti (Giubilei Regnani).