Era il pomeriggio di sabato 2 dicembre 2017 quando, all’interno del Palazzetto dello Sport di Trieste, dove stava andando in scena il secondo congresso nazionale di Fratelli d’Italia, un preoccupato Walter Rizzetto, deputato del partito di Giorgia Meloni, si congedò dalla chiacchierata che stavamo facendo perché informato che la sua amica Nadia Toffa si era improvvisamente sentita male in un albergo li vicino.

Per me, il calvario di Nadia Toffa è iniziato in questo modo, quasi in anteprima. Poco dopo, la notizia era diventata di dominio pubblico, anche perché Nadia era un personaggio di dominio pubblico. Quando fai la iena, la giornalista d’assalto, la conduttrice televisiva è inevitabilmente così: chiunque, anche chi non ti ha mai vista, né stretto la mano, ti vede, più o meno, come una sorta di amica.

Inoltre Nadia, a creare questa empatia con gli italiani, ci ha messo tanto del suo, nella salute e nella malattia. Nella salute, perché quel suo modo di fare televisione e giornalismo, c’è poco da dire, era piacevole e dirompente al tempo stesso. Nadia non è mai stata supponente, né maleducata. Non si è mai prestata alle strumentalizzazioni, né al qualunquismo spicciolo per strappare qualche applauso in più. Nadia ha sempre fatto il suo lavoro, senza guardare in faccia a nessuno, denunciando ciò che le appariva poco chiaro e andando dritta, per la propria strada, senza però mai perdere il sorriso. Quel sorriso a metà tra il contagioso o lo sguaiato che è diventato, ben presto, il suo inconfondibile marchio di fabbrica.

Ma è nella malattia che Nadia ha dimostrato ancora di più di che pasta fosse fatta. Malata di cancro, in chemioterapia, anziché chiudersi in se stessa, Nadia ha preso a schiaffi la malattia, dissacrandola con la sua bella e sana ironia: le parrucche colorate, le risate con Giulio Golia e Matteo Viviani in prima serata, il trucco volutamente marcato a nascondere il pallore al quale Nadia non ha mai voluto concedere il vantaggio di segnare il suo volto. Per non parlare poi degli appelli rivolti a tutte le persone malate come lei: non fatevi sopraffare, lottate, ridete e se potete fatevi beffa del male! Questo era l’insegnamento di Nadia, portato ogni volta con il medesimo sorriso in televisione, anche quando, ogni tanto, era costretta a saltare una puntata de Le Iene, perché il male, purtroppo e nonostante il coraggio di Nadia, avanzava.

Infine l’ammissione che scatenò la solita italiota schiera di polemiche: “per me, il mio male è stato un dono”. Polemiche da parte della solita pletora di depositari della verità assoluta, per il quale anche la morte deve rispettare un copione scritto. Ma Nadia dei copioni se ne è sempre fregata e lo ha fatto fino in fondo, dimostrando che dietro la iena, la giornalista d’assalto, la conduttrice televisiva, c’era una donna vera, con tutta la sua spiritualità. Riposa in pace Nadia e grazie davvero per quello che hai saputo trasmetterci.

 

P.S. Avremmo potuto scegliere una foto di Nadia in versione “iena”, sorridente, allegra, buffa, divertente per ricordarla; invece abbiamo scelto una foto di Nadia in ospedale, per omaggiare il coraggio con il quale non ha mai nascosto la sua malattia, sbandierandola ai quattro venti per incoraggiare tutti coloro che con lei condividono e condivideranno questa impari battaglia.