“In politica, se vuoi gratitudine, prenditi un cane” (Giulio Andreotti)

Caro Matteo, te le ricordi le processioni interminabili di personaggi politici, più o meno importanti per l’epoca, che ogni mattina percorrevano i selciati di via de’ Gondi, di piazza della Signoria e poi, su, per le scale, fino al primo piano di Palazzo Vecchio, in attesa di una tua parola, di un tuo gesto, di una tua benedizione laica?

Scommetto, Matteo, che ci hai pensato anche te ieri pomeriggio, mentre al Teatro del Sale di Firenze, presentavi Firenze secondo me, il documentario che, alla fine, sarà trasmesso dal Nove per quattro sabati consecutivi, alle 21.25, a partire da domani. A proposito… il Nove! Con tutto il rispetto, qualche anno fa si sarebbero scannati a colpi di rilanci d’asta tra Mediaset, Sky, la Rai, pur di averlo nel proprio palinsesto. Invece oggi, ti tocca il Nove. Ma va bene, alla fine anche Maurizio Crozza – un altro che ti deve un po’ di fortuna artistica – è finito sul Nove e ciò nonostante resta sempre un personaggio seguito e sulla cresta dell’onda.

Ma non parliamo del documentario, facciamo il contrario di quello che ripetevi continuamente te ieri, al Teatro del Sale: “non parliamo del Pd… non parliamo del Pd…”. Parliamo del Pd, invece. Perché non vorrai mica raccontarci di non aver notato come in sala non ci fosse neppure un rappresentante della giunta comunale fiorentina? Non c’era Dario Nardella, uno che, giustamente, si è fatto da solo e che a te non deve niente (sic!); non c’era la vicesindaca Cristina Giachi, un’altra che prima che tu la chiamassi in giunta, nel 2010, aveva alle spalle una carriera politica fortemente consolidata (doppio sic!). C’era un solo consigliere comunale che, stando a quanto ha riportato la stampa locale, avrebbe commentato con un flemmatico: “meglio pochi, ma buoni”, annoverando immediatamente nella pletora dei “non buoni” tutti i suoi colleghi tra i banchi di Palazzo Vecchio, oltre a sindaco e giunta al gran completo. Olè!

Al netto di tutto questo, caro Matteo, ci sono persone che possono permettersi il lusso di dirti di tutto e di più: chi non ti ha mai sopportato, chi non sopporta a prescindere il Pd, chi ti ha visto come il distruttore della sinistra italiana, chi si era illuso delle tue promesse e poi ci è rimasto male, chi ti ha sempre fatto la più dura, rigida ed intransigente delle opposizioni. Ma al tempo stesso, c’è anche chi dovrebbe solo e soltanto stare zitto, limitandosi al più ad inginocchiarsi e baciare sommessamente il suolo dove poggi le tue scarpette di cuoio.

Già, perché in giro per l’Italia, ma soprattutto in Toscana, esiste un vero e proprio esercito di “unti dal signore” che senza averti incontrato sulla propria strada, oggi, la politica la potrebbero al massimo leggere sui quotidiani, lasciando forti dubbi al prossimo sulle loro capacità di comprendere il significato di quanto letto. Uomini e donne che avrebbero trovato non poche difficoltà ad essere eletti in un consiglio di quartiere e che invece, hai portato ai vertici della politica nazionale. Personaggi che a te devono tutto e che oggi, si affannano a rilasciare interviste in cui parlano di “fedeltà” al Partito Democratico, trovando da qualche parte la faccia tosta di affermare che, qualora tu decidessi di lasciare il Pd, loro non ti seguirebbero.

Fedeltà? Fedeltà, Matteo! Ma ti rendi conto? La riconoscenza, caro mio, non è proprio di questo mondo! Detto questo, quando ti capita, perché sicuramente ti capiterà, di analizzare il tuo percorso, i tuoi errori, i passi falsi che hai commesso, fermati un attimo in più a riflettere anche sulle persone che hai scelto. Scriviti i loro nomi su un foglietto di carta e conservalo gelosamente nel tuo portafoglio, in mezzo alla patente ed alla carta di identità, dove non rischi di smarrirlo.

Perché non so se ti capiterà nuovamente di tornare a ricoprire ruoli importanti come quello che hai ricoperto tra il 2013 ed il 2016, ma se ti dovesse ricapitare, quel fogliettino dovrai consegnarlo al portiere del tuo palazzo, con una raccomandazione: “se dovesse suonare il campanello uno di questi, digli che non ci sono…”