Senza CR7 la Juve torna straordinariamente terrestre. Bastano 70 minuti a Bergamo, di fronte ad un’Atalanta sempre più sorprendente, per riscoprire una Juventus quasi normale. Il fenomeno portoghese siede in panchina – per la prima volta in questo campionato – e nonostante l’autorete al 2′ minuto del difensore svizzero/albanese Djimsiti, una doppietta di Duvan Zapata porta gli orobici sul 2-1. Allegri è così costretto a ricorrere all’arma in più, tutta dentro Cristiano Ronaldo ed al primo pallone utile, il portoghese fa 2-2.

In attesa del match-clou serale tra Inter e Napoli, reduci dell’ennesima prestazione deludente del Milan di Gattuso – un misero 0-0 sul campo del Frosinone, a cui la var annulla persino il gol dell’ipotetico vantaggio – la Roma risorge in casa (3-1) contro il Sassuolo, ex-squadra di quel Di Francesco che, dopo il panettone, con questa vittoria dovrebbe essersi assicurato di mangiare quantomeno la calza della befana nella capitale.

All’Artemio Franchi di Firenze, intanto, mentre la Curva Fiesole contesta ormai a viso aperto la proprietà – nel silenzio assoluto degli altri settori dello stadio, che ad inizio stagione fischiavano invece gli ultras, quando questi attaccavano i Della Valle – la Viola cade di fronte ad un Parma che, esattamente come la stessa Fiorentina la scorsa settimana a Milano, calcia in porta una sola volta e fa 0-1. Il gol di Roberto Inglese premia uno dei centravanti forse più bravi e sottovalutati del nostro calcio, ma prima di tutto pesa sulle spalle di un Vitor Hugo disastroso che, prima liscia il pallone e regala ai ducali lo 0-1, poi si ripete con un altro liscio clamoroso nella ripresa ed infine si fa cacciare e lascia i suoi in dieci. A proposito, qualcuno ci sa spiegare come mai, con la Fiorentina sotto di un gol in casa, a fronte di un attacco a dir poco imbarazzante – le prestazioni di Pjaca e Simeone sono, ancora una volta, lontane anni luce dalla sufficienza – dopo l’espulsione di Vitor Hugo, Pioli ha tolto un centrocampista (Edimilson Fernandes) per inserire un difensore (Ceccherini) anziché giocare con la difesa a tre e provare il tutto per tutto per pareggiare?

Nel derby di casa Inzaghi, Simone ha la meglio su Pippo, la Lazio espugna con il più classico degli 0-2 – a segno Luiz Felipe e Lulic – il Dall’Ara di Bologna, condanna i rossoblù alle zone critiche della classifica, ma approfittando dello scialbo 0-0 del Milan a Frosinone, consolida il quarto posto che significherebbe Champions League.

Dicevamo del match-clou serale tra Inter e Napoli. Una partita segnata fin da prima dell’inizio da pesantissimi scontri tra tifosi, i più gravi quelli che hanno coinvolto alcune auto e furgoncini di tifosi napoletani, pare, assaltati da una cinquantina di ultras nerazzurri nei dintorni dello stadio. Ne nasce una vera e propria guerra civile, con bastoni e roncole agitate in aria: alla fine, il guidatore di un suv scuro, accelera per scappare all’aggressione ed investe Daniele Belardinelli, classe 1983, di Varese, già sottoposto, in passato, ad un provvedimento di Daspo per 5 anni. Il trentacinquenne, tifoso del Varese, club gemellato con l’Inter, è stato dichiarato morto nella notte.

La partita non è delle più belle e la tensione in campo si taglia col coltello. Accade tutto negli ultimi 10 minuti: Politano salta Koulibaly sulla fascia destra e si invola verso la porta difesa da Meret, il francosenegalese lo trattiene per la maglia e Mazzoleni estrae il giallo. A quel punto, KK perde la testa – non si sa bene se per la tensione del match, o per i continui ululati razzisti a cui è sottoposto ogni volta che tocca un pallone – e rivolge all’arbitro un applauso ironico: doppio giallo e Napoli in 10.

Tre minuti dopo, Spalletti prova a vincere la gara: dentro Lautaro Martinez e fuori Joao Mario, ma è il Napoli a sfiorare il colpaccio, nonostante l’inferiorità numerica. Il neo entrato Mertens si invola sulla sinistra e mette in mezzo un cross sul quale si avventa Handanovic che smanaccia, ma non trattiene la palla; Insigne raccoglie dall’altezza del rigore e spara in porta a colpo sicuro chiamando il portiere nerazzurro alla seconda prodezza in pochi secondi: la palla finisce però sui piedi di Zielinski che appoggia verso la rete quello che sembra il più banale dei tap-in, ma sulla linea di porta salva Asamoah.

Al 93′ la beffa per il Napoli: sul ribaltamento di fronte è Keita Balde a mettere in area un pallone velenoso dalla sinistra del proprio fronte d’attacco, velo di Vecino e Lautaro Martinez si ritrova sul destro il pallone buono da spedire alle spalle di Meret. Il Napoli perde così l’occasione di accorciare sulla Juventus e perde anche Insigne, espulso al 94′ dopo un parapiglia scatenatosi tra il piccolo fantasista napoletano e Keita Balde.