Joshua era arrivato a New York dando una nuova immagine al pugilato moderno: 29 anni con un fisico perfetto (1 metro e 98 centimetri di altezza per 113 chili di muscoli, sostenuti da una corporatura longilinea e proporzionata), di origini nigeriane, moderatamente religioso e padre di una bambina, è un ex muratore “salvato” dalla boxe dopo una condanna per rissa ricevuta una decina di anni fa.
 
Fino a sabato scorso, la sua carriera professionistica diceva 22 incontri disputati e 22 vittorie, 21 delle quali finite con l’avversario al tappeto. Dall’incontro del 2017 con il vecchio campione ucraino Wladimir Klitschko – sconfitto allo stadio Wembley di Londra davanti a 90.000 spettatori – la sua popolarità in Europa era cresciuta moltissimo.
 

Andy Ruiz Jr., invece, ha 29 anni ed è nato e cresciuto in California in una famiglia di immigrati messicani. Per raddrizzarne l’indole violenta, da ragazzo fu introdotto nel mondo del pugilato, in cui riuscì a incanalare con successo la sua aggressività. Allenato dal cubano Fernando Ferrer, da dilettante totalizzò 105 vittorie a fronte di sole 5 sconfitte, dimostrandosi capace di perseguire una buona carriera anche a un livello superiore. Il suo primo incontro da professionista lo tenne nel 2009: negli ultimi dieci anni ha combattuto in 34 match vincendone 33.

Ruiz Jr. è esattamente l’opposto di Joshua. Soprattutto, è alto dieci centimetri in meno ma il peso è lo stesso. Ha una pancia da guerriero del telecomando, e per quanto si possa allenare rimarrà così, dopo anni di pasti consumati ai fast food (per sua stessa ammissione) e abitudini alimentari da olimpionico del junk food, il cibo spazzatura.

Quando combatte arrossisce dalla fatica, sul ring può risultare impacciato e buffo, ma è estremamente efficace e adora mandare al tappeto “sbruffoni muscolosi con gli addominali scolpiti”.

Ci sono poi le sue caratteristiche personali, che lo rendono probabilmente unico. Ha uno stile molto aggressivo e, come ha detto di recente uno dei suoi preparatori, «Andy è il tipo di pugile che una volta sul ring, se lo colpisci in faccia, diventa un diavolo». Ed è esattamente ciò che è successo al Madison Square Garden sabato notte, quando alla terza ripresa, dopo essere andato al tappeto per la prima volta e aver ricevuto altri potenti pugni in faccia, Ruiz Jr. ha iniziato ad attaccare Joshua quando tutti invece si aspettavano che l’inglese fosse vicino a chiudere l’incontro (probabilmente anche lui).

Nel terzo round Joshua è andato al tappeto due volte ma è stato salvato dalla campanella, come si dice. L’inglese è rimasto in balia dell’aggressività di Ruiz Jr. fino al settimo round, ricevendo una quantità impressionante di pugni. Joshua è andato a terra altre due volte, e all’ultima ha sputato il paradenti per guadagnare qualche secondo. Una volta tornato all’angolo, però, non ha risposto agli inviti dell’arbitro, che ha quindi decretato la fine dell’incontro e la vittoria per KO tecnico di Ruiz Jr., il primo campione mondiale dei pesi massimi messicano e probabilmente il più inaspettato.

Bistecca, birra e patatine hanno trionfato su dieta ferrea e muscoli da modello. La rivincita della normalità.