Ma che fine farà Babbo Natale nel tempo grillino della decrescita felice? Ci sarà un Beppe Natale in versione Grillo-anticonsumista? È vistoso il suo anacronismo con la sua gerla di doni e col suo tono gioviale nel tempo delle vacche magre e del pauperismo. Babbo Natale era il più grasso profeta della religione dei consumi superflui, insegnava consumismo ai più piccini. Ora tra No-tav, No-tap, No-vac rischia di nascere un movimento No-bab, contro Babbo Natale e sua sorella tardiva, la Befana.

Dovrebbe perlomeno adeguarsi, l’obeso corruttore di bambini, e riciclare i doni dell’anno precedente e usare la slitta elettrica, per evitare i gas di scarico delle renne. Fanno un po’ tristezza quelle comitive di babbi natale, quelle brigate rosse di panzoni disoccupati e fintogiulivi, a volte perfino donne o smunti babbinatale riempiti di ciccia finta come la barba. La magia di Babbo Natale è la sua unicità di personaggio da fiaba, esemplare eccezionale e irripetibile: se un bambino vede trenta babbi seriali, per giunta diversi per stazza e statura, capisce che è solo un mestiere, con una divisa da lavoro. Anche un bambino capisce che la squadra di babbi natale non viene dai sogni ma dall’ipermercato.

E se approfittando della crisi, quest’anno Babbo Natale cambiasse lavoro, anzi lo invertisse? Se anziché portare doni, portasse via i troppi oggetti che soffocano i bambini? Se la sua missione oggi fosse inversa rispetto al passato, calarsi dai camini per sottrarre regali, dolciumi, ma anche giochini elettronici, mostri, telefonini e i pad precoci, video, vestiti griffati, inutili oggetti di cui siamo invasi? Pensate che bello se la sua gerla non servisse per distribuire doni ma per la raccolta indifferenziata del superfluo. I bambini, e i loro famigliari, comincerebbero ad apprezzare i doni loro sottratti, perché è nella mancanza che acquistano più valore le cose; per timore di perderli magari presterebbero più cura agli oggetti, si meriterebbero quel che ora ricevono senza sforzo e perciò senza attribuire valore. Oppure, rielaborando la perdita degli oggetti ne sublimerebbero la mancanza, scoprirebbero i frutti agrodolci del rimpianto, magari comincerebbero a capire cos’è la rinuncia o il sacrificio. E poi che beneficio per le case, sgomberate da troppe inutili cose; e per le persone, liberate da tante superflue dipendenze.

Chiamatela decrescita felice o dolce privazione. Certo, la campagna antidono sarebbe un danno per l’economia e punirebbe il desiderio di fare e ricevere doni; è brutto scontentare i bambini… Ma forse sarebbe un Natale un po’ più umano e cristiano. E poi sarebbe divertente chiedere ai bambini: quest’anno cosa ti ha tolto Babbo Natale o cosa vorresti che si prendesse da te? Loro si sentirebbero migliori e Babbo Natale sarebbe proclamato santo o eroe civile. Lo chiamerebbero pure al governo. E qualche bambino spaventato direbbe: arriva Babbo Natale, presto nascondiamo la roba prima che ce la porti via…

Giornalista, scrittore, filosofo. E' nato a Bisceglie e vive tra Roma e Talamone. Proviene da studi filosofici. Ha fondato e diretto riviste, ha scritto su vari quotidiani e settimanali. È stato commentatore della Rai. Si è occupato di filosofia politica scrivendo vari saggi tra i quali La rivoluzione conservatrice in Italia, Processo all’Occidente, Comunitari o liberal, Di Padre in figlio, Elogio della Tradizione, La cultura della destra e La sconfitta delle idee (editi da Laterza), I vinti, Rovesciare il 68, Dio, Patria e Famiglia, Dopo il declino (editi da Mondadori), Lettere agli italiani. È poi passato a temi esistenziali pubblicando saggi filosofici e letterari come Vita natural durante dedicato a Plotino e La sposa invisibile, e ancora con Mondadori Il segreto del viandante e Amor fati, Vivere non basta, Anima e corpo e Ritorno a sud. Dopo Lettera agli italiani (2015) ha pubblicato di recente Alla luce del Mito e Imperdonabili, tutti con Marsilio, e Tramonti (Giubilei Regnani).