Cosa si prova morendo? È l’annosa domanda, quella che ci si è chiesti almeno una volta nella vita. A Shanghai un’azienda non solo ha cercato di dare una risposta, ma ha voluto che anche gli altri provassero cosa significhi entrare in un forno crematorio, morire e poi rinascere. Tutto in sole due ore. Un’assurdità? Eppure è tutto vero. In Cina è aperto al pubblico già da qualche anno il primo simulatore di morte. Si chiama Samadhi Death Simulator ed è un’attrazione situata nel parco a tema Window of the World di Shanghai. 

L’esperienza del Simulatore di morte è suddivisa in tre fasi: Morte, Cremazione e Rinascita. Per partecipare a questo viaggio emozionante quanto lugubre si pagano circa 444 yuan, circa 50 euro. Non si tratta di un prezzo casuale: in Cina, infatti, il numero 444 rappresenta simbolicamente la morte. Pensate che al termine è possibile sia lasciare delle riflessioni – “le ultime parole prima della morte” appunto – ma anche prendere souvenir da portare a casa o da distruggere prima di lasciare la propria postazione. Come è strutturata questa singolare «giostra», progettata da Huange Weiping e Ding Rui? Allora, nel corso della prima fase, quella della morte, i partecipanti devono scegliere uno scenario di vita o di morte rispondendo ad una serie di domande. Ad ognuno verrà chiesto di sacrificare se stesso o la vita di un altro, motivando.

La persona più votata è destinata a «morire». La parte più terribile, se vogliamo, è proprio la seconda: la cremazione. A questo punto i partecipanti “morti” vengono messi all’interno di una bara di legno, per poi essere spinti attraverso un forno riscaldato a circa 40 gradi Celsius. Una volta dentro, essi saranno tempestati con luce e aria calda. Ovviamente si tratta di un simulatore: la capsula non brucerà sul serio e la persona non sarà ridotta in cenere. Terminata la combustione arriva per il giocatore la terza fase, la rinascita, che prevede il trasferimento in un utero di lattice gigante. 

Cinquanta euro buttati via…