Città dell’oro, San Gimignano. Non solo di quello zafferano che ne accrebbe in ricchezza le famiglie ed in altezza le Torri. Anche l’oro della sua Vernaccia, quel vino bianco pregiato che si fa notare pur stretto in una Toscana di rossi roboanti, primo in Italia ad ottenere la DOC nel 1966 e passato nel 1993 a DOCG. Una cosa per la quale ci vuole coraggio, quella di andare in controtendenza: fare vino bianco – e farlo bene! – in una regione vocata per lo più ai rossi abbisogna di un certo piglio imprenditoriale con tutta l’intraprendenza del caso, di una notevole dose di irriverenza intrinseca e di un manifesto amore, smisurato, per il territorio. Tutte cose che nella storia non sono mai venute meno a San Gimignano, per dire.

Emblema di un territorio e di uno stile in costante evoluzione, la Vernaccia – vino dalla spiccata personalità e dal sorprendente potenziale evolutivo – anche quest’anno si è presentata al pubblico nella consueta settimana delle Anteprime Toscane, nelle Sale del Museo di arte moderna e contemporanea De Grada, all’interno della cinta muraria.

40 i produttori presenti (con un centinaio di etichette in assaggio) che hanno presentato in anteprima le nuove annate commercializzate nel corso del 2019. L’Annata 2018, in bottiglia da neppure due settimane; la Riserva 2017 ed alcuni millesimi precedenti utili al palato del neofita che per la prima volta decide d’immergersi in questa denominazione variegata e versatile.

Certo, con tutti i distinguo del caso dovuti al blend, all’esposizione ed al lavoro in vigna e cantina, la Vernaccia 2018 coinvolge ed emoziona, ha coraggio e lo dimostra appieno! Al palato è avvolgente e polposa, succulenta, dall’acidità generalmente ben equilibrata e con una persistenza che stacca di netto la precedente, figlia di un’annata difficile da gestire e pertanto un po’ esile anche nell’invecchiamento.

Vernaccia 2018: i nostri assaggi*

Senza la pretesa di esser stati esaustivi ecco qui una piccola carrellata di alcuni tra i migliori assaggi compiuti.

Stupiscono le accattivanti sfumature tropicali ed il gusto deciso di pesca di Selvabianca del Colombaio di Santa Chiara, Vernaccia base dalla verve grintosa e dalle note complesse. Decisamente equilibrata tra polposità, struttura e finale salino la Vernaccia 2018 di Tenuta Le Calcinaie, che non esitiamo ad incoronare migliore scoperta di questa Anteprima. Insolite le note materiche di iodio della Vernaccia 2018 proposta da Teruzzi; piacevolissima la persistenza di Guicciardini Strozzi Villa Cusona: ampia ed ariosa, permette alla memoria di volare sopra le colline di San Gimignano ad ali spiegate. Da non perdere anche il finale d’anice più sottile e riservato ma che promette bene della Vernaccia 2018 di Lucii Libanio Casa Lucii Libanio nè le sfumature polverose che celano un’anima ricca di fiori e frutti dalla quale emergono timidi toni dolciastri in piacevolissimo contrasto con una bocca intensa e salina per la Vernaccia 2018 di Cesani. Densa di fiori, ben definita in acidità, carica di mare, come emersa da un giardino affacciato sul litorale siciliano la Vernaccia 2018 de Il Palagione, che neanche a farlo apposta porta il nome di Hydra. Da segnalare infine anche la Vernaccia 2018 de Il Lebbio: sensuale, suadente con quella sua mandorla tipica che si fa sentire a più riprese e che cattura con la sua cifra di tipicità.

L’annata 2018 è in generale più spigliata e sicura di sè ma anche più equilibrata in acidità, oserei dire “consapevole” del suo profilo aromatico assai più netto della precedente, nonostante le poche settimane d’imbottigliamento. Con un finale più brioso ed irriverente, finalmente espressiva ed identitaria ma con lo sguardo serenamente rivolto al futuro, come testimoniano i suoi produttori che anche quest anno si dimostrano coraggiosi ed in non pochi casi innovativi nelle sperimentazioni di cantina.

Veronelli era solito affermare che ‘ogni vino è un racconto‘. E quale migliore racconto di questa Vernaccia 2018 per il presente ed il futuro di San Gimignano. 

Prosit!