La foto sovrastante riporta un momento singolare, in cui il Capo dello Stato Sergio Mattarella – in visita a Firenze, più o meno all’inizio del mandato presidenziale – riceve dalle mani del Sindaco Nardella – a sua volta all’epoca in carica da non più di un anno – una maglietta personalizzata della Fiorentina.

A distanza di anni potremmo dire di entrambi “mal gliene incolse”, perché certamente il primo cittadino gigliato, seppur presente ai CdA della società calcistica così come quell’Eugenio Giani oggi candidato Governatore, non ha saputo portare fortuna alla squadra viola, la quale già di suo era entrata in una tendenza all’appannamento che l’ha caratterizzata fino adesso, tranne che per alcuni mesi del primo anno di guida tecnica di Paulo Sousa.

Al Presidente Mattarella qualcuno avrebbe dovuto suggerire prudenza nel maneggiare quella maglia, perché i politici che finora si sono cimentati ad occuparsi attivamente della società calcistica cittadina, a tessere e cucire rapporti con la proprietà precedente, non sono complessivamente stati in grado di condizionare in positivo le scelte da fare e gli obiettivi da perseguire.

La gestione tecnica della squadra, per gran parte dell’anno solare 2019 e a cavallo del passaggio di proprietà fra Della Valle e Commisso, è stata in capo a Vincenzo Montella, fino all’esonero prenatalizio. Viene facile identificare come ampiamente negativa l’esperienza del ‘mister’ napoletano, visti i risultati non brillanti; ma il Sindaco e il Presidente della Repubblica, che hanno entrambi il cognome in rima con Montella, possono vantare risultati così nettamente migliori dei suoi? O condividono col suddetto allenatore un andamento non aderente alla realtà, magari una conduzione non troppo lusinghiera delle rispettive funzioni?

Nardella – seppur rieletto a maggio scorso, ma sembrano passati ben più di sette mesi – sta attraversando indubbiamente il momento peggiore da quando guida l’Amministrazione Comunale, con problemi fortemente connessi alla società calcistica guidata da Rocco Commisso: questi, nell’intenzione di dotare la città di uno stadio all’altezza degli standard contemporanei, si è orientato verso l’edificazione di un nuovo impianto, a seguito dello stop della Soprintendenza ad interventi eccessivamente invasivi sull’attuale “Franchi”.

Le opzioni ad oggi sembrerebbero ridotte a due: Nardella per evidente interesse politico preme perché l’operazione sia fatta nell’area Mercafir, ma esiste anche l’opportunità di sfruttare alcuni terreni nel Comune di Campi Bisenzio.

Naturalmente il magnate italo-americano cerca l’occasione più favorevole sul piano economico nonché organizzativo e più rapida per tempistiche di realizzazione, per cui non si farà certamente influenzare dal bisogno di Nardella che l’opera venga fatta a Firenze ad ogni costo: questa non è la sua visione, come è giusto che sia dato che un imprenditore è chiamato a valutazioni diverse dalla convenienza di un Sindaco, il quale invece pare perseguire interessi propri anziché quelli della società viola e della comunità cittadina, chiaramente tifosa della squadra nella quasi totalità.

L’area Mercafir presenta due problemi evidenti:

– il fatto che la struttura adibita ad area mercatale verrebbe smobilitata solo in parte, dunque in parte rimanendo operativa e dovendo coesistere – con le proprie attività ed esigenze logistiche – con le manifestazioni sportive presso l’eventuale nuovo stadio, il che appare quanto mai complesso;

– la stima peritale da poco effettuata sui terreni oggetto dell’ipotetico interesse della Fiorentina, quantificata in 22 milioni di euro, certamente non rappresenterebbe un investimento di poco conto, dunque è naturale che Commisso da un lato cerchi di negoziare un trattamento più vantaggioso, dall’altro tenga in considerazione l’idea di Campi Bisenzio, che sarebbe molto meno onerosa.

Nardella, forse distratto dalla questione Stadio che gli ha procurato frizioni con altre amministrazioni dello stesso colore politico (compresa quella del Quartiere 2, nel cui territorio è situato il “Franchi”) e che lo vede annaspare nel tentativo di rassicurare – pur senza idee precise e con grave cronico ritardo – circa l’eventuale riutilizzo dell’attuale impianto del Campo di Marte, ha perso di vista le altre due questioni urgenti per la città:

1) Il traffico in costante aumento, su cui non ha inciso in positivo un mezzo vetusto e invasivo nonché scarsamente funzionale come la tramvia, che – nonostante i dati qualifichino fallimentare il disincentivo all’uso del mezzo privato (come è ovvio che sia per chi conosce minimamente il reticolo stradale fiorentino) – è decantata come soluzione all’avanguardia, tanto da venirne presentata la futuribile linea 3.2, di collegamento fra il centro città e Bagno a Ripoli attraverso il passaggio sui viali di circonvallazione, il viale Giannotti e il viale Europa…

Una scelta di percorso sulla quale si è scoperto – con imbarazzo per l’Amministrazione – che la Soprintendenza non ha ancora fornito il proprio parere tecnico, una scelta che definiamo eufemisticamente azzardata, anche se vi sono comitati territoriali e sensibilità politiche di opposizione (ma non solo, vedasi l’infuocata assemblea al circolo PD “Vie Nuove” di Gavinana) che vedono in essa qualcosa di più pericoloso, ovvero il colpo di grazia per la deriva della città verso un livello antiestetico e del tutto disfunzionale – cioè definitivamente peggiorativo rispetto alle esigenze di mobilità, viabilità e vivibilità del tessuto urbano;

2) La questione sicurezza, che nelle sue varie sfaccettature territoriali (Parco delle Cascine, Isolotto, stazione SMN, centro storico, area Fortezza da Basso, San Iacopino etc..) e modali (aggressioni, rapine, furti, spaccio di droga, parcheggiatori abusivi, occupazioni di immobili, risse fra persone della medesima etnia o di etnie diverse…) per lungo tempo è stata minimizzata e lo è tuttora, poi di recente – nonostante il rifiuto di prendere in considerazione alcune proposte provenienti dall’ambito di centrodestra – è stata verbalmente presa in considerazione, con l’ipocrisia di aver ringraziato il Prefetto Lega per il piano antidroga…ancora una volta questo Sindaco e quest’Amministrazione confondono il problema sicurezza con le iniziative emergenziali e ignorano funzioni e prerogative che sarebbero loro proprie, limitandosi a ringraziare il rappresentante di un governo ‘stranamente’ ora amico, a differenza del precedente.

Se per Nardella si tratta dunque – data l’incrementata tendenza alla propaganda – di costante scivolamento verso modalità renziane, seppur i percorsi adesso fra i due siano differenti e non appaia correre troppo buon sangue, per Mattarella quali sono le bucce di banana sulle quali continua a incespicare?

Fondamentalmente una, emersa anche ieri nel messaggio di fine anno: l’eccessivo paternalismo, di forma e sostanza, con cui accompagna le uscite pubbliche e che diventa tale anche quando afferma concetti condivisibili.

Ieri sera ad esempio il Capo dello Stato ha parlato del dovere di restituire fiducia e dignità ai giovani, per renderli protagonisti attivi e dignitosamente remunerati nel mondo del lavoro. Chi potrebbe mai dissentire? Ma le parole appaiono vuote, il senso di distanza dalla realtà e di prossimità alla retorica viene avvertito costantemente: non si ricordano di Mattarella, in quasi cinque anni al Quirinale, prese di posizione forti, sentite e convincenti su problemi specifici quali ben individuate crisi industriali e del sistema produttivo (anziché generici richiami alla crisi economica)…Non si rammenta una netta visione a favore delle famiglie e degli incentivi alla procreazione, in una società sempre più vetusta in cui la soluzione non può limitarsi a prendere atto della sempre crescente speranza di vita e a tutelare la fascia anziana della popolazione, aspetto comunque dovuto…No, va posto rimedio alla crisi demografica del paese, che non può essere sanata dall’accoglienza indiscriminata e dall’eccesso di altruismo (leggasi, di buonismo) che anche Mattarella decanta con enfasi retorica e vuotezza di significati.

Vogliamo poi parlare del dibattito sulla folle modifica del cosiddetto Meccanismo Europeo di Stabilità, con cui non si definisce una legittima scelta di politica economica piuttosto che un’altra, ma si cedono quote di sovranità nazionale ad organismi del tutto privi di legittimazione politica e del tutto sconnessi dal corretto funzionamento democratico? Non è richiamandosi genericamente all’Unione Europea che salverà i destini dei suoi concittadini, caro Presidente! Lei, da suprema autorità garante delle istituzioni e della sovranità democratica che il popolo italiano dovrebbe poter esprimere, è sicuro di agire a tutela di garanzie costituzionali così elevate? È certo che il suo operato sia rivolto alla stabilità del quadro economico del nostro paese o piuttosto a logiche fin troppo compiacenti verso i poteri stranieri e finanziari che dominano a Bruxelles e dintorni?

E ancora, perché – signor Presidente – ha permesso che il dibattito sulla Legge di Stabilità venisse impedito in una delle due Camere, legittimando così una scelta non democratica ed avallando una forma di ‘dittatura bianca’ che costantemente si insinua nella società, col rischio di creare un sempre maggiore distacco fra governanti e governati? Perché a tante lodevoli parole e a tanta retorica non corrisponde una reale e coraggiosa iniziativa a tutela dell’autentica fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella propria capacità di incidere ed essere effettivamente – non in modo meramente formale – rappresentati nelle aule parlamentari e al governo?

D’altronde è cosa nota, l’aver avallato la nascita dell’attuale governo per Mattarella è stata una scelta: poteva costituzionalmente rifiutare quella strada – in quanto palesemente in contrasto con il buonsenso della democrazia reale e il ‘buongusto’ mancato ad un Premier che ha saputo solo vincere la battaglia del trasformismo…invece quella scelta il Capo dello Stato l’ha fatta, assumendosene ogni responsabilità di fronte al paese.

Oggi comunque, Capodanno 2020, nonostante quanto asserito circa la poca dimestichezza ad essere veri punti di riferimento di chi ricopre incarichi prestigiosi quali il mandato amministrativo del capoluogo toscano e quello presidenziale al vertice del sistema repubblicano nazionale, auguriamo ogni fortuna agli italiani e in particolare ai fiorentini, perché il nuovo anno procuri motivi fondati di fiducia e maggiore serenità per affrontare le sfide che la realtà globale ci pone, e dare possibilmente risposte non fittizie a problemi della massima urgenza, quali lavoro, scuola, sanità, sicurezza, infrastrutture, giustizia, fisco e sistema produttivo.

Tanti auguri, cara Firenze! In bocca al lupo, amata Italia!