Gli Usa perderanno credibilità e diverrà più visibile la loro posizione contro la pace” è il messaggio dei talebani, ripreso dalle agenzie. Gli studenti coranici contestano duramente la scelta di Trump di interrompere i negoziati di pace, minacciando gli USA di nuove azioni ostili. Parole che arrivano, peraltro, a pochi giorni dal 18° anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. E che fu “incipit” della stessa campagna in Afghanistan.

I rappresentanti delle parti (USA, Emirato islamico dell’Afghanistan e governo afghano) avrebbero dovuto incontrarsi a Camp David per riprendere le trattative già in corso dal 2016. Scopo delle quali è arrivare ad un accordo per porre fine ad un conflitto che dura ormai da quasi un ventennio. E che miete ancora vittime: 11 persone e un soldato USA uccisi lo scorso fine settimana a Kabul, notizia che ha spinto Trump al dietro-front. 

Il 45° Presidente USA ha sulle spalle una responsabilità non da poco: un disimpegno, infatti, potrebbe voler dire un ritorno dei talebani alla guida del paese o una nuova guerra civile. A queste preoccupanti ipotesi si aggiunge l’incognita Russia: pur non combattendo in Afghanistan dal 1989, la Russia mai ha distolto lo sguardo dal paese. E questo sia per ragioni di sicurezza (lotta al terrorismo e al traffico d’oppio), sia per ragioni diplomatiche. In fondo la nazione centro-asiatica confina con Uzbekistan e Tajikistan, repubbliche storicamente legate a Mosca e parte della sua sfera di influenza nell’area. 

Il 2 maggio scorso a Doha, in Qatar, l’ultimo incontro fra americani e delegati talebani per assicurare una pace duratura all’Afghanistan pur senza la presenza dell’esecutivo Ashraf Ghani considerato dagli studenti coranici un “fantoccio” occidentale. Stavolta, a Camp David, Ghani avrebbe avuta la preziosa opportunità di partecipare, fino al tweet del Tycoon. 

Una situazione difficile che sembra poter allontanare il raggiungimento di soluzioni per un conflitto ormai in corso dal 2001. Dei 3232 caduti dei 29 paesi della coalizione occidentale, 2171 sono statunitensi (53 gli italiani). Gli USA impegnano oggi 8475 unità, insieme a 895 italiani, 1300 tedeschi, 1100 inglesi e 763 rumeni (e soldati di altre nazioni) nell’ambito di Resolute Support, in attività dal 2015. Quanto al futuro di R.S. l’Alleanza ricorda che: 

L’attenzione della NATO rimane invariata: rafforzare le forze di sicurezza afghane, in modo che possano combattere il terrorismo internazionale e creare le condizioni per la pace. Di recente abbiamo generato forze per la prossima rotazione, per tutto l’anno prossimo e abbiamo confermato il nostro sostegno finanziario alle forze di sicurezza afghane fino al 2024. Tutti concordano sul fatto che alla fine ci deve essere una soluzione politica in Afghanistan, ma per questo è importante avere giuste condizioni sul terreno. La NATO rimarrà in Afghanistan per tutto il tempo necessario, per garantire che il Paese non diventi mai più un rifugio sicuro per i terroristi internazionali. Siamo andati in Afghanistan insieme e prenderemo decisioni sul futuro della nostra missione insieme“.

 

 

(I dati ufficiali di Resolute Support)