E nostro padre Lenin è assolutamente al sicuro/Ha rotto sulla muffa e sul miele di calce/
E la ristrutturazione (Glasnost’) va avanti e va avanti/E tutta la sporcizia si trasformò in un ghiaccio nudo” canta Igor Letov in Everything Is Going According To The Plan brano degli Anni Ottanta, particolarmente critico con la politica di Gorbachev. Sono quelle note e quella voce, a metà fra rock e country, fra musica impegnata e 4 minuti di delirio… acustico, a accompagnare una delle scene più impressionanti di Bratstvo (il titolo inglese è Leaving Afghanistan). 

Afghanistan, 1988-89, ultimo anno dell’invasione sovietica. Dopo dieci anni di guerra e oltre 20 mila morti fra le sue file, l’Armata rossa è pronta a ripiegare. Ma prima che la 40° Armata attraversi il Ponte dell’Amicizia uzbeko-afgano, un’ultima missione impegna i suoi uomini. I militati della 108° Divisione motorizzata devono recuperare Alexander Vasiliev’, figlio di un generale, abbattuto in volo e prigioniero dei mujaheddin.

L’operazione si trasforma presto in un duro confronto fra sé e la crudele realtà di un conflitto che segna indelebilmente coscienze e storia dell’Unione Sovietica.

Uscito nelle sale russe lo scorso giugno, Bratstvo di Pavel Lugin ha riportato il paese a 30 anni fa, quando il generale Boris Vsevolodovič Gromov (comandante della 40°) fu l’ultimo soldato sovietico ad abbandonare l’Afghanistan. 

Un vero inferno costato la vita, oltre che ai 26 mila soldati russi, a quasi 1 milione di civili afghani. Le distruzioni provocate dalla guerra hanno messo in ginocchio il già debole stato afgano, Repubblica Democratica Afghanistan dopo il golpe del 1978 e sopravvissuto fino al 1992. Come per il Vietnam americano, al ritiro dell’Armata rossa seguono due anni di aiuti inviati ad un governo che, chiusi i rubinetti finanziari e militari, è incapace di gestire la guerriglia. Il caos faciliterà poi i talebani nella conquista del potere, nel 1996. Il resto è storia… recente.

Basato sulle memorie del Generale Nikolai Kovalyov (Direttore del FSB dal 1996 al 1998 e deputato presidente della commissione della Duma per i veterani) Bratstvo non è ancora stato distribuito nelle sale italiane, ma è comunque possibile farsi un’idea grazie a YouTube che ne permette la visualizzazione online. 

Malgrado alcuni veterani non abbiano gradito l’opera (come il deputato Igor Morozov), media e opinione pubblica all’ombra del Cremlino hanno espresso pareri positivi per un film che, lo stesso regista, definisce “lavoro che parla di patriottismo e di coraggio individuale”. 

Al di là dei gusti artistici Bratstvo è importante per il tentativo, russo, di raccontare il proprio passato prossimo restando in equilibrio fra apologia del passato (come nella pellicola del 2014 Stalingrad) e analisi, critica, di scelte che hanno effettivamente segnato gli ultimi decenni dell’Unione Sovietica. E dei paesi della sua sfera d’influenza.