Per i ragazzi degli anni ’70, Niki Lauda è stato il professore che ha riportato il titolo mondiale alla Ferrari e che è sopravvissuto alle fiamme del Nurburgring nel 1976.

Per i giovani d’oggi, invece, Niki Lauda è l’uomo con in testa il cappellino rosso che, dai box Mercedes, supervisionava i successi sportivi di Lewis Hamilton nell’era della Formula 1 ibrida. Per non parlare del rivale secchione e un po’ sfigato del bello e dannato James Hunt interpretato da Chris Hemsworth nel Rush di Ron Howard del 2013.

In mezzo a tutto questo, la mia generazione. Quella che prima di innamorarsi della Formula 1 grazie alle imprese leggendarie di Ayrton Senna, ha conosciuto le gare d’auto proprio grazie al mito di Niki Lauda. Non tanto per l’ultimo titolo mondiale dell’austriaco, quello vinto nel 1984 con solo mezzo punto di vantaggio sul compagno di squadra – e per molti versi erede in pista – Alain Prost, quanto per tutto quello che negli anni ’80 ruotava attorno alla figura di questo pilota austriaco, tanto diverso dai piloti da jet set di oggi.

La mia generazione ha sentito parlare per la prima volta di Niki Lauda da un cartone animato. Ve lo ricordate? Si chiamava “Gran Prix e il campionissimo” ed il protagonista era un giovane pilota giapponese, Takaya Todoroki, che scalava le gerarchie automobilistiche verso la Formula 1 a bordo della “Todoroki Special“, una strana automobile da corsa ad 8 ruote. Takaya, nel cartone, viene scoperto e portato in Formula 1 proprio da Niki Lans, un ex pilota di Formula 1 che va in giro con una specie di passamontagna per nascondere il volto sfigurato da un terribile incidente automobilistico. Niki Lans, ovviamente, è la trasfigurazione animata di Niki Lauda, non ci vuole certo un genio per capirlo.

Ma se i cartoni animati ci hanno raccontato per la prima volta le imprese di Lauda è stata la Polistil – produttrice delle celeberrime piste che facevano impazzire i nostri genitori quando le montavamo in mezzo al pavimento di cucina – a farci immedesimare, per la prima volta, nel pilota di quella strana Ferrari bassa e larga, con quelle ali color argento.

Quando muore un personaggio famoso, siamo soliti spendere parole come “icona”, “mito”, “esempio”. Nel caso di Lauda nessuna di queste parole è spesa a caso. Niki Lauda è stato un mito, un esempio per i piloti che lo hanno seguito, ma soprattutto è stato un’icona: dalle piste d’asfalto alle piste Polistil; dal fuoco del Nurburgring alla rinascita dell’84; dagli allori sportivi ai cartoni animati; dai box Mercerdes ai film di Ron Howard.

Ogni generazione, da più di quarant’anni a questa parte ha avuto il suo Niki Lauda: onore a lui!

Fiorentino, appassionato di politica e di cinema. Scrive di calcio e motori, ovvero dei suoi amori sportivi. Tifosissimo della Fiorentina e "di chiunque batta la Ferrari", ha scelto di scrivere di sport per una sorta di sfida personale: riuscire a tenere a bada la passione, per essere quanto più imparziale ed oggettivo possibile. Ci risucirà?