L’UDITO

Perché ci vuole orecchio (E. Jannacci)

Sembra che l’udito, il senso più importante nella musica, sia il primo dei cinque sensi a svilupparsi. L’organo deputato ad ascoltare la musica è l’orecchio che dal punto di vista musicale, può essere “assoluto” o “relativo”.

Si parla di orecchio assoluto quando si è in grado di riconoscere istintivamente l’altezza di qualsiasi suono emesso da qualsiasi strumento e/o voce. È una dote naturale, un attrezzo del mestiere, di grande aiuto soprattutto per certe categorie di musicisti che devono “ricordare i suoni”: compositori, direttori d’orchestra, accordatori di pianoforti. In ogni caso, per ascoltare e comprendere la musica, è sufficiente avere un “orecchio relativo”, capace di distinguere i suoni e di metterli in relazione tra di loro, individuandone le differenti altezze e i vari timbri. Beethoven, Smetana, Fauré, composero musica anche dopo essere stati colpiti dalla sordità. Di un altro genere di sordità musicale soffriva invece il Re d’Italia Vittorio Emanuele III, di cui si narra l’incapacità di riconoscere il momento in cui la banda musicale attaccava la marcia reale: sua Maestà aveva bisogno di un segnale convenuto per scattare sull’attenti.

COME SI ASCOLTA LA MUSICA

Se volete conoscere un popolo, dovete ascoltare la sua musica. (Platone)

L’ascolto è condizionato da tanti fattori personali e collettivi, quali l’esperienza, la cultura, il conformismo, la pressione mediatica, il significato che attribuiamo a un brano, il giudizio – spesso preformato – e tanto altro ancora. Non è facile per nessuno destreggiarsi nella complessità delle contrastanti pressioni della società globalizzata e costruirsi un giudizio almeno in parte autonomo, sviluppando quelle competenze d’ascolto che ci aiuterebbero a porci in modo più critico verso quello che il mercato ci impone come nostra scelta.

Ci sono diversi modi d’ascoltare la musica: attivo, passivo o emotivo.

Modalità Attiva   

Quando siamo in modalità ascolto attivo, la nostra attenzione è rivolta alle strutture musicali formate dal ritmo, dalla melodia, dagli strumenti, dalle voci, dalla qualità della registrazione e dall’interpretazione.

Il discorso musicale viene compreso meglio se approfondiamo il contesto storico, sociale e culturale, lo stile, le notizie riguardante l’autore e il motivo per cui è stato composto il brano.

Modalità Passiva

L’ascolto passivo è un ascolto distratto, durante il quale il cervello non elabora informazioni anche se l’udito percepisce il brano musicale che rimane in una posizione di sfondo sonoro. Il sottofondo sonoro può essere deciso da noi quando ad esempio lo usiamo per studiare o mentre facciamo le pulizie di casa. Può essere imposto da altri quando facciamo la spesa, entriamo nei centri commerciali, prendiamo il treno, chiamiamo il call center, ecc.. Questo tipo di ascolto imposto ci può lasciare indifferenti, piacere o darci fastidio.

Modalità Emotiva

Quando la musica ci procura emozioni siamo in modalità “ascolto emotivo”.

Reagiamo stimolati dalla musica che ci fa ballare, ricordare eventi e persone, evocare immagini, sollecitare stati d’animo. L’ascolto emotivo può associarsi con quello attivo poiché il piacere uditivo può portare a ricercare e approfondire la conoscenza delle strutture musicali che determinano tali emozioni. Perché una certa melodia mi commuove e un’altra m’incoraggia o mi rallegra?