L’Unione Europea cambia rotta e mette finalmente i dazi per fermare l’invasione di riso asiatico dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myanmar), che per anni ha fatto concorrenza sleale ai produttori italiani nonostante le fortissime accuse di violazione dei diritti umani e di “genocidio intenzionale” per i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya.

É quanto afferma Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, nel commentare la decisione di applicare la clausola di salvaguardia con i dazi sulle importazioni di riso da questi Paesi, assunta dal comitato “Sistema Preferenze Generalizzate” su proposta della Commissione europea.  “É necessario – sottolinea Prandini – che tutti i prodotti importati dall’estero seguano le stesse regole in vigore a livello comunitario in termini di rispetto delle norme sul lavoro, sull’ambiente e sulla salute“. 

Il comitato – spiega Coldiretti in un comunicato stampa diffuso ieri – ha votato a maggioranza l’imposizione delle misure di salvaguardia richieste dall’Italia con 13 voti a favore tra i quali la Francia (57% della popolazione), 7 astenuti tra i quali la Germania e 8 contrari tra i quali la Gran Bretagna, con la mancanza di una maggioranza qualificata che consente ora alla Commissione di procedere con le misure da lei stessa proposte che prenderanno effetto da metà gennaio 2019. Per salutare l’attesa decisione che a tutti gli effetti protegge il riso italiano, gli agricoltori provenienti dalle diverse aree di coltivazione si sono riuniti nella sede di Coldiretti a Roma dove è stata preparata una maxirisottata Made in Italy ed allestita la prima mostra sulle varietà di riso più coltivate in Italia nonchè sui mille usi del cereale più diffuso al mondo.

Il presidente Coldiretti Ettore Prandini alla manifestazione svoltasi a Roma per festeggiare la decisione assunta dall'Ue d'introdurre dazi sulle importazioni di riso da Birmania e Cambogia
Il presidente Coldiretti Ettore Prandini alla manifestazione svoltasi a Roma per festeggiare la decisione assunta dall’Ue d’introdurre dazi sulle importazioni di riso da Birmania e Cambogia

La decisione è il risultato della grande mobilitazione messa in campo da Coldiretti nelle piazze italiane e nelle sedi istituzionali, che ha portato Bruxelles a riconoscere il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso che – sostiene Coldiretti – giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni a dazio zero.

La denuncia di Coldiretti era molto chiara fin dall’inizio: nonostante le accuse di sfruttamento del lavoro (anche minorile) i due Paesi asiatici hanno goduto fino ad ora di un sistema tariffario agevolato a dazio zero da parte dell’UE, applicato a quei Paesi che operano in regime EBA. Il risultato è stata una vertiginosa crescita delle importazioni di riso Indica lavorato in Cambogia e Myanmar, che nel 2008/2009 ammontavano a 5.297 tonnellate mentre nel 2017/2018 sono state 326.007, cresciute ulteriormente nel 2018, con il superamento di quota 372.000. Le vendite di riso lavorato italiano nell’Ue invece sono tristemente passate da 240.305 tonnellate a 192.302 nello stesso arco di tempo (-20%) e le quotazioni della produzione nazionale sono crollate del 40% negli ultimi 2 anni.

Il riso Indica, prodotto in Cambogia e Myanmar arriva sul mercato europeo in volumi e livelli di prezzo tali da determinare serie difficoltà agli operatori europei del settore. Per questo motivo è stato giustamente deciso il rispristino dei dazi nel triennio 2019-2022. “In particolare la clausola di salvaguardia – spiega Coldiretti – ha un periodo di reintroduzione dei dazi sul riso Indica lavorato per un periodo non superiore a tre anni, con un valore scalare dell’importo stesso da 175€ a tonnellata nel 2019, 150€ a tonnellata nel 2020 e 125€ a tonnellata nel 2021. Una proroga è possibile ove sia giustificata da particolari circostanze“.

Una misura indispensabile – sostiene Coldiretti – per difendere la coltivazione di riso in Italia che detiene il primato nazionale in Europa con una produzione di 1,50 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende, che copre circa il 50% dell’intera produzione UE con una gamma varietale del tutto unica.“.


[fonte: comunicato stampa Coldiretti]