Per anni ho sentito salmodiare contro la gerontocrazia, rea di dare un volto avvizzito al Bel paese. Una cricca di anziani tessitori di trame governava l’Italia da decenni, qualche ruga di troppo, toni pacati e fermi, alto livello culturale, scarsa attitudine alla tecnologia, occhiali spessi – questo l’identikit dell’uomo di governo per la mia generazione. La colpa di tutti i malanni italici è ricaduta su di loro, gli infeltriti imbalsamatori del “coraggio venuto dal basso” annunciato dal più grande filosofo tedesco dell’Ottocento, Wihelm Friedrich Hegel.

I giovincelli nel terzo millennio hanno iniziato a spingere forte, sempre più forte – mossi dall’ambizione personale, più che dall’amor patrio. Grazie all’apripista della rottamazione, Matteo Renzi, e alla complicità dei nuovi mezzi di imbonimento di massa, i social network, e della Grande livellatrice che ha provveduto a spedirne parecchi all’altro mondo; gli imberbi politici sono riusciti nell’ardua impresa. La gerontocrazia è finita in soffitta, largo ai giovani. E’ giunta l’ora dell’infantocrazia, si salvi chi può.

Sommo rappresentante del nuovo che avanza, trascinandoci nel barato, non poteva che essere lui: Luigi Di Maio. Il neo Ministro dell’impero in cui Robert Musil ha ambientato il suo capolavoro L’uomo senza qualità, la Cacania.

Il capofila degli uomini senza qualità è indubbiamente il baldanzoso trentenne avellinese, Di Maio vanta tutte le non-qualità necessarie per giungere alle vette del potere nella Repubblica dei Bebè: non è laureato, non ha un mestiere (qui, lo ammetto, calco un po’ la mano, Gigi un mestiere ce l’ha – è stato steward allo stadio San Paolo di Napoli…), non ha un briciolo di cultura, non sa quello che dice, sorride come un ebete H24. Direi che non è un caso, se oggi è il Ministro del Lavoro.   

Nella nostra Cacania il “coraggio venuto dal basso” di Hegel, si è trasformato nel “nulla arrivato in alto”. Una schiera di giovani che corre, corre, corre, portandosi dietro un paese intero, senza avere la più pallida idea di dove andare.

Il giovane cammina più veloce dell’anziano, ma l’anziano conosce la strada, recita un vecchio proverbio.

Se questi sono i giovani, preferivo i nonni al potere.