Col Gran Premio di Abu Dhabi va in archivio la stagione 2018, quinto capitolo dell’era ibrida. Con i titoli mondiali piloti e costruttori già assegnati a Lewis Hamilton ed alla Mercedes, dalla terra degli Emiri arrivano i grandi saluti, assieme ai bilanci di fine stagione e ad una gara, comunque, divertente e ricca di sorpassi e di colpi di scena; a cominciare dallo spettacolare incidente – per fortuna senza conseguenze – accaduto al primo giro di gara al povero Nico Hulkenberg.

Per quanto riguarda il resto, se si esclude il solito Lewis Hamilton che, partito dalla pole, conduce in testa tutta la gara, centrando la vittoria numero 11 della stagione, da segnalare un discreto secondo posto di Sebastian Vettel ed il podio completato da Max Verstappen, sempre più protagonista della seconda parte di stagione ed autore di una serrata battaglia, in apertura di Gran Premio, proprio con Esteban Ocon, dopo la rissa del Brasile. Per il resto, un buonissimo quarto posto di Daniel Ricciardo ed una quinta piazza di un sempre più anonimo Valterri Bottas.

Ma veniamo ai saluti. Il primo e più importante è quello di Fernando Alonso che, dopo 17 anni, saluta in circo della Formula 1 per dedicarsi alle corse Indy in America. Fernando lascia dopo 2 titoli mondiali conquistati con la Renault e con almeno 3 titoli sfiorati di un soffio, 2 con la Ferrari – vinti dall’allora Red Bull, Sebastian Vettel – ed 1 con la McLaren, ai tempi del binomio Alonso/Hamilton.

Altro importante arrivederci è quello di Kimi Raikkonen, che lascia Maranello per chiudere una più che dignitosa carriera sull’Alfa Sauber. Raikkonen lascia la rossa parcheggiata sul rettilineo di Abu Dhabi con l’elettronica in panne, ma lo fa lasciandosi alle spalle tante piccole grandi soddisfazioni: Iceman infatti, lascia la Ferrari dopo essere stato l’ultimo pilota a vincere un titolo mondiale, l’ultimo pilota a conquistare una Pole Position e l’ultimo pilota ad aver vinto un Gran Premio. E se gli ultimi due record sono destinati ad essere ben presto cancellati dalla futura coppia in rosso, Vettel/Leclerc, essere il primo ed unico pilota, ad oggi, ad aver vinto un titolo mondiale con la Ferrari dopo Michael Schumacher, vorrà pur significare qualcosa.

Detto di Charles Leclerc, talentino monegasco che lascia a Raikkonen il volante dell’Alfa Sauber per prendere quello della seconda Ferrari, da Abu Dhabi arrivano anche gli arrivederci di Pierre Gasly alla Toro Rosso, il prossimo anno impegnato al fianco di Max Verstappen e quello di Daniel Ricciardo alla Red Bull, pronto per la grande scommessa targata Renault.

Decisamente meno roboanti i saluti di Esteban Ocon alla Force India – il francese rimasto appiedato sarà il terzo pilota e collaudatore della Mercedes – e quelli di Sirotkin ed Ericsson alla Formula 1, almeno per adesso.

E finiamo in bellezza, come ogni anno che si rispetti, con i voti e le pagelle ai protagonisti di questa stagione di Formula 1.

Lewis Hamilton – Voto 10. Che altro voto potremmo dare a chi vince il quinto titolo mondiale della carriera con 3 gare di anticipo sulla fine del campionato, concluso con 11 vittorie ed 11 Pole Position su 21 gare? In pratica ha vinto più Lewis da solo, che tutti gli altri piloti messi assieme. Fenomeno.

Fernando Alonso – Voto 10. Un voto non certo alla stagione, condotta nuovamente a bordo di una McLaren a dir poco tragica. Il 10 va alla carriera, alla simpatia, alla cordialità di uno dei personaggi più positivi del mondo della Formula 1, che ci lascia per tentare l’avventura americana. Ci mancherà e ci mancheranno i suoi indimenticabili team radio, l’ultimo regalatoci oggi ad Abu Dhabi, quando dai box lo spronavano a spingere per conquistare il 10° posto che sarebbe valso un punto: “Un punto? Io in carriera di punti ne ho conquistati più di 1800…”. Campione.

Kimi Raikkonen – Voto 8. Un punto in più per la simpatia, ma Kimi si merita davvero gli applausi. Chiude al terzo posto in classifica il mondiale 2018 e si prende pure la soddisfazione di firmare l’ultima vittoria dell’anno della Ferrari, in Texas. Vive la stagione con la tranquillità e la serenità di chi sa di essere un gregario e non si oppone mai alle decisioni del box Ferrari che spinge apertamente dalla parte di Vettel. Col tedesco fuori dai giochi mondiali però, si prende la scena e dimostra, a quasi 40 anni, di essere ancora un gran bel pilota. Intramontabile.

Daniel Ricciardo – Voto 7. Vittima della maledizione di Montecarlo (dopo aver vinto il Gran Premio del principato ha inanellato ben 8 ritiri), il pilota australiano ha dimostrato di non soffrire la concorrenza interna dell’astro nascente Verstappen, riuscendo perfino a costruire con lui una sorta di rapporto di amicizia. Del resto, Ricciardo, sembra uno con cui è impossibile litigare, a meno che non siate Helmut Marko, deus ex machina della scuderia Red Bull. Un litigio che porterà l’anno prossimo Ricciardo a guidare una Renault, auto che difficilmente sarà all’altezza delle potenzialità di questo pilota, tanto simpatico, quanto bravo e coraggioso. Incompreso.

Pierre Gasly – Voto 7. Pari a quello di Daniel Ricciardo il voto del francesino che, dalla prossima stagione, lo sostituirà alla guida della Red Bull. Con una scuderia nettamente di seconda fascia come la Toro Rosso, conquista 29 punti, coronati dal quarto posto ottenuto in Bahrein, dove sfiora il podio. Talento indiscutibile, il prossimo anno è atteso alla prova del nove: la sfida e la convivenza con Max Verstappen. Scommessa.

Charles Leclerc – Voto 7. Ottima prima stagione in Formula 1 per il campioncino monegasco che riesce a convincere la Ferrari ad affidargli una vettura già nel 2019, dopo un solo anno di Formula 1. Charles ha sistematicamente tenuto dietro, per tutta la stagione, il compagno di squadra Ericsson e centrato alcuni obiettivi decisamente al di sopra delle aspettative. Il colpo del fuoriclasse lo sfodera in Brasile, durante le qualifiche, quando viene richiamato ai box, chiedendogli di abortire il giro lanciato sotto la pioggia e lui risponde di no, restando in pista e portando l’Alfa Sauder nelle Q3. Talento.

Max Verstappen – Voto 6. Ma come, soltanto un 6? Il voto scaturisce in realtà dalla media tra il 3 della prima metà della stagione ed il 9 della seconda metà. Inesistente per tutte le prime gare, relegato nelle retrovie da una Red Bull che pareva lontana anni luce dai top team e costantemente bacchettato dal compagno di squadra, è emerso nella seconda parte del campionato, dove ha conquistato due vittorie – Austria e Messico – prima di essere privato della terza, in Brasile, da una follia di Esteban Ocon. Chiude sul podio di Abu Dhabi con una certezza: se la Honda fornirà alla Red Bull, nel 2019, un motore all’altezza di Ferrari e Mercedes, Vettel ed Hamilton avranno un rivale in più per il titolo. Predestinato.

Sebastian Vettel – Voto 5. Il talento del tedesco non è in discussione. Del resto mettere in dubbio le doti di un quattro volte campione del mondo non sarebbe neppure giusto. Ma quest’anno Seb ha avuto per le mani un’auto fortissima, a tratti decisamente più veloce della Mercedes. Se la corona iridata è volta un’altra volta a Stoccarda e quella dei piloti al collo di Lewis Hamilton, dispiace dirlo, ma la colpa è soltanto sua e dei troppi errori commessi. Rimandato.

Valterri Bottas – Voto 3. Ogni tanto azzecca anche il giro giusto, sia in gara che in qualifica, e riesce a stare lassù, tra i migliori. Ogni tanto lo si ritrova sul podio, con quella faccia da bravo ragazzo, un po’ malinconico. Ogni tanto avrebbe anche la possibilità di vincere una gara – vedi Gran Premio di Russia – se dai box non gli venisse detto di accostare e di far passare Hamilton. Ogni tanto, appunto. Troppo poco per chi guida l’auto campione del mondo. Inadeguato.

Romain Grosjean – Voto 2. Qualche anno fa era considerato uno dei talenti più cristallini della Formula 1, attenzionato perfino dalla Ferrari, fornitrice dei motori alla Haas. Poi l’involuzione: tra errori, incidenti e follie varie ha relegato la scuderia americana motorizzata Ferrari tra le ultime del circus. A differenza di certi suoi colleghi, nel 2019 avrà nuovamente una chance: far peggio di quest’anno sarà impossibile, ma il francese dovrà dimostrare di poter stare davvero in Formula 1. Imbarazzante.