Dalla terra che diede i natali al “mito” – e quando si parla di mito, nel mondo della Formula 1, non occorre aggiungere altro per fare riferimento ad Ayrton Senna da Silva – arriva il Gran Premio forse più avvincente della stagione, con i tre top team mai così vicini tra loro ed impegnati in una serie di sorpassi e controsorpassi come, purtroppo, in Formula 1 non si vedevano da tempo. Poco importa se l’edizione 2018 del Gran Premio del Brasile sia stata la prima senza neppure un pilota di casa ai nastri di partenza, dopo il ritiro di Felipe Massa, ultimo porta bandiera del paese che fu, oltre che di Senna, di Emerson Fittipaldi, di Nelson Piquet e, perché no, di Rubens Barrichello.

L’ordine di arrivo ci consegna un Lewis Hamilton ancora vincitore – nonostante il titolo mondiale già in tasca da 15 giorni – di un Gran Premio e per la seconda volta in carriera sul gradino più alto in Brasile. Ma il vero vincitore morale della giornata è stato, senza dubbio, Max Verstappen. Scattato dalla quinta casella in griglia, il numero 33 ha rifilato un sorpasso dietro l’altro a piloti del calibro di Sebastian Vettel, Valtteri Bottas, Kimi Raikkonen e, alla fine, perfino al campione del mondo, Lewis Hamilton, volando con la sua Red Bull verso quella che sarebbe stata la seconda vittoria consecutiva, dopo quella ottenuta in Messico nell’ultimo Gran Premio prima della tappa brasiliana.

Purtroppo per Verstappen, sulla sua strada si è materializzata la Force India di Paul Ocon, uno che fino a qualche tempo fa sembrava essere un predestinato e che oggi ha una sola certezza per il proprio futuro, ovvero quella di restare a piedi il prossimo anno. A questo punto, potremmo aprire il dibattito: Paul Ocon è nervoso per essere un quasi disoccupato delle 4 ruote e questo lo porta a fare delle cavolate come quella di ieri, oppure Paul Ocon sarà appiedato proprio perché combina cavolate come quelle di ieri? In attesa di avere una risposta, limitiamoci al dato di fatto: Ocon ha fatto un’idiozia. Perché non esistono altri termini per descrivere l’azione di chi, doppiato, tira una staccata al limite dell’umano per tentare di sdoppiarsi dal leader della corsa. Un’idiozia anche fuori dal regolamento, per la quale i 10 secondi di Stop&Go comminati al pilota francese appaiono perfino come una penalità troppo poco incisiva.

Al di la delle considerazioni e delle idiozie, però, restano i risultati: sul gradino più alto del podio sale, ancora una volta, Lewis Hamilton – mentre Verstappen si allontana un attimo per malmenare Ocon nel retro box – risultato che consegna alla scuderia AMG-Mercedes Petronas il quinto titolo mondiale costruttori consecutivi, en plein nell’era della Formula 1 ibrida.

Dopo la conquista del titolo mondiale piloti da parte di Lewis Hamilton, alla Ferrari era rimasto un lumicino di speranza di poter contendere quantomeno il titolo costruttori alla Mercedes, fino all’ultima gara; lumicino spento senza appello dall’ennesima prestazione incolore di Sebastian Vettel, giunto al traguardo in un’anonima sesta posizione.

Nel 2019, alla Ferrari arriverà Charles Leclerc, uno che ha già dimostrato di avere un caratterino molto, molto diverso dal taciturno e malleabile Kimi Raikkonen. Un consiglio spassionato a Seb: si faccia scaricare su una penna USB il video di Leclerc che rifiuta il consiglio del suo ingegnere di pista nel corso delle Q2 del Gran Premio del Brasile e pesta all’inverosimile, pur di portare la sua Alfa Sauber nelle Q3. Crediamo che Vettel farebbe bene a guardarlo e riguardarlo, riflettendoci bene sopra, prima di iniziare la prossima stagione al fianco del giovane monegasco.