Che la Juventus sia stata, spesso e volentieri, tecnicamente più forte della Fiorentina, ce lo dice la storia dei due club e ce lo ricordano i risultati sportivi ed i trofei nelle bacheche delle due squadre. Eppure, anche in anni in cui la Juventus dominava un campionato dietro l’altro, mentre la Viola arrancava nei bassifondi della Serie A, Fiorentina-Juventus non ha mai avuto un esito scontato.

Senza ricorrere alla notte dei tempi, ricordiamone una su tutte: quella del primo ritorno a Firenze, in maglia bianconera, di Roberto Baggio. La Fiorentina arrivava da una stagione, quella precedente, in cui aveva sì raggiunto la finale di Coppa Uefa (persa proprio contro la Juventus), ma si era salvata alle ultime giornate, dopo un campionato disastroso iniziato con il povero Bruno Giorgi in panchina. Una squadra che aveva perso il suo unico vero campione – Roby Baggio appunto – e che si reggeva su qualche giovane di buone speranze – Massimo Orlando e Renato Buso – oltre a qualche rincalzo di categoria, tra i quali l’ex veronese Pioli – attuale mister viola – ed i vari Faccenda, Fiondella e Salvatori. Una partita dall’esito più che scontato sulla carta, destinata però a rimanere impressa per sempre nelle menti dei tifosi viola, grazie al rifiuto di Baggio di calciare un rigore contro la sua ex squadra – oggi è la normalità vedere ex che non esultano, che si scusano per un gol o che non calciano i rigori, ma all’epoca era una novità assoluta – ed al gol su punizione di Diego Fuser, arrivato a Firenze in prestito dal Milan.

Quest’anno il divario tecnico è notevole. La Juventus è una corazzata degna dei grandi team inglesi e spagnoli, rinforzata oltre misura dall’acquisto degli acquisti, quel Cristiano Ronaldo, campione di antipatia – il pallone calciato sul tetto del Franchi dopo l’inutile rigore dello 0-3 è una cosa che può fare il bulletto del quartierino sul campo della chiesa, non chi ha in bacheca 5 palloni d’oro e 5 Champions League – ma giocatore indiscutibile e tra i più forti della storia. La Fiorentina è la squadra più giovane della Serie A, con qualche ottimo talento – Chiesa, Biraghi, Veretout, Pezzella, Milenkovic – e tanti, tanti, punti interrogativi.

Ma a fare la differenza tra le due squadre non c’è ormai solo il tasso tecnico. C’è una componente in più che, negli ultimi anni, si sta impadronendo di Firenze ed è lo spirito di rassegnazione. Il basso profilo imposto dai Della Valle alla Viola ha privato i tifosi fiorentini, non di una squadra da Champions League – alla quale mai sono stati abituati – ma della speranza di costruirsi in casa i propri motivi di orgoglio. E questa è l’accusa che vogliamo lanciare contro la società.

Nessuno a Firenze chiede ai Della Valle di comprare Cristiano Ronaldo, Messi, Mbappe o Neymar. Nessuno pretende che i Della Valle portino a Firenze scudetti – anche se, se qualcuno ha parlato di scudetto, a Firenze nell’ultimo decennio, questi sono stati proprio loro – e coppe dei campioni, ma aver ammazzato l’orgoglio calcistico di una città è lo stesso molto grave, anzi gravissimo.

La Fiorentina degli anni ’80 è stata forse la più scarsa di sempre, dal punto di vista tecnico. Eppure l’orgoglio di avere in campo una bandiera come Giancarlo Antognoni ha appagato lo stesso una città intera, che ha visto la propria stella alzare al cielo, in tutta la carriera, soltanto la Coppa Italia del 1976. Negli anni ’90 la Fiorentina ha conosciuto per la prima volta nella sua storia l’onta della retrocessione in Serie B, vincendo di contro due coppe Italia ed una Supercoppa Italiana: ma vogliamo parlare dell’orgoglio tutto fiorentino, di avere tra le proprie fila, gente del calibro di Gabriel Batistuta, di Manuel Rui Costa o di Francesco Toldo? Vogliamo parlare dello 0-1 firmato Batistuta, a Wembley, contro l’Arsenal? E del dito al naso dell’argentino, di fronte ai quasi 100.000 spettatori del Camp Nou di Barcelona? Gesti che non hanno portato in bacheca alcun trofeo, ma che hanno reso fiera ed orgogliosa un’intera comunità.

Una comunità che oggi non riesce più a riscoprire questi sentimenti. E con tutto il rispetto per questi ragazzi, come possiamo dar torto a chi non riesce ad innamorarsi di giocatori destinati ad indossare la maglia viola per una, al massimo due stagioni, prima di tornare nei club proprietari dei loro cartellini o di essere venduti a peso d’oro per rimpinguare l’unica cosa di cui questa proprietà ha dimostrato di essere innamorata, ossia il bilancio?

Una comunità che oggi riesce solo a stupire ed a ritrovarsi fuori dal campo, sugli spalti dello stadio, laddove, nonostante gli anni che passano, gli storici capi ultras che hanno lasciato il posto a ragazzi più giovani, Firenze riesce sempre ad essere Firenze. Negli anni della Pay Tv e della crisi globale del calcio, un Fiorentina-Juventus dall’esito scontato come quello di ieri, riesce a richiamare lo stesso più di 40.800 spettatori all’Artemio Franchi. Una curva capace di tributare una coreografia da brividi ad un figlio di Firenze come Riccardo Magherini. Una curva che non c’entra nulla – e non provateci neppure a fare di tutta l’erba un fascio – con le ignobili scritte contro la vedova di Scirea ed i morti dell’Heysel, che qualcuno ha fatto sui muri nei pressi del settore ospiti e che fanno schifo, al pari degli striscioni che, dalla curva juventina – che a differenza dei muri di Firenze, sta dentro lo stadio, dove qualcuno dovrebbe sorvegliare cosa vi accede – hanno svariate volte insultato la memoria delle vittime di Superga. 

La cronaca sportiva è presto esaurita: mezz’ora di agonismo trascorsa dalle due squadre sui medesimi livelli, senza grandi occasioni, né da una parte, né dall’altra, se ci eccettua una conclusione da fuori area di Benassi al secondo minuto, terminata di mezzo metro fuori dalla porta juventina; poi la Juventus accelera ed il divario tecnico si manifesta implacabile: Betancour scambia con Dybala al limite dell’area, supera Veretout e Pezzella con una facilità impressionante e, di sinistro, batte un immobile Lafont. Nel secondo tempo un gol rocambolesco di Chiellini, su assist dell’ex Cuadrado – con due difensori viola incapaci di respingere il pallone sulla linea di porta – ed il rigore di CR7, di cui abbiamo già parlato, concesso per un fallo di mano commesso da Edimilson Fernandes.

Un’ultima nota di colore: questa volta, ai cori della Fiesole contro la proprietà, invitata a spendere o ad andarsene – dalla maratona e dalla tribuna non si sono levati i soliti fischi. Chi siede in questi settori aveva già abbandonato lo stadio sullo 0-3, rifugiandosi al calduccio di qualche pizzeria, o ha cambiato idea rispetto ai tempi di fine estate e delle goleade contro l’irresistibile Chievo Verona?