“Devi tirare, altrimenti non segni. Per vincere, devi segnare un gol in più del tuo avversario”. Parola di Johan Cruyff, uno degli immortali eroi del pallone.

Di due cose – tirare e segnare un gol in più degli avversari – la Fiorentina di oggi, oggettivamente, ne fa zero. Non tira, se si escludono le solite, immancabili, conclusioni di Federico Chiesa, che ci prova da tutte le posizioni e in tutti i modi; ma, soprattutto, non segna quasi mai un gol in più degli avversari. Certo, dalla parte dei ragazzi di Pioli ci sono tutte le attenuanti del mondo: la Fiorentina è la squadra più giovane della serie A, la squadra è cambiata molto rispetto allo scorso anno, molti ragazzi sono alla prima esperienza italiana. Tutto vero. Resta però il fatto che questa squadra, al di la della buona volontà, di qualche bella giocata nel corso dei 90 minuti e delle giocate di qualche giocatore decisamente sopra la media – non solo della Fiorentina, ma dell’intero campionato italiano – purtroppo, è poca cosa.

Dobbiamo essere duramente sinceri, anche crudi con noi stessi se necessari, ma dobbiamo dircelo. C’eravamo illusi in estate – nonostante l’ennesimo mercato praticamente a costo zero – di aver messo in piedi una squadra di giovani fenomeni che, certamente, non avrebbe compromesso i sogni tricolore di CR7 e compagni, ma che avrebbe fatto togliere non pochi sassolini dalle scarpe a quei tifosi viola che non hanno mai perso la fiducia nella società e nell’operato di Pantaleo Corvino.

Invece non è così. O perlomeno, non lo è per adesso. Forse, in futuro, qualcuno di questi ragazzi diventerà un campione, ma, visto il calcio di oggi, come dicono quelli bravi – o vista la Fiorentina di oggi, come dicono i cattivoni che non riescono ad apprezzare i “sacrifici” della famiglia Della Valle dei quali, ogni tanto, Andrea fa menzione – se lo diverrà, lo diverrà lontano da Firenze e con indosso una maglia di colore diverso dal viola. E questo contribuisce, senza dubbio, a far crescere l’insofferenza di molti tifosi.

La Fiorentina di oggi, al netto delle potenzialità che alcuni singoli – speriamo – prima o poi metteranno in mostra, è una onesta squadra da metà classifica. Una squadra composta da alcuni buoni giocatori (Biraghi, Benassi), qualche giovane promessa (Milenkovic, Sottil) e qualche giocatore decisamente sopra la media (Chiesa, Pezzella, Veretout). Il resto non è altro che un mix di discreti comprimari (Vitor Hugo, Edmilson, Gerson), oggetti ancora misteriosi (Lafont, Norgaard) e giocatori in preoccupante fase involutiva (Pjaca, Simeone).

Nella partita odierna contro la Roma è emersa tutta la reale dimensione di questa squadra. Una Roma dimessa, sconclusionata, lontana anni luce da quella ammirata in Champions e che una qualsiasi squadra di media/alta classifica avrebbe schiantato senza troppo sforzo, soprattutto una volta ritrovatasi in vantaggio in maniera inaspettata grazie ad un calcio di rigore trasformato dal solito Veretout.

Invece la Fiorentina ha avuto paura di affondare il colpo, sbagliando un gol incredibile con Giovanni Simeone e regalando a Florenzi la palla del pareggio con l’ennesima indecisione di Alban Lafont, uno che è arrivato a Firenze con i galloni del predestinato, ma che per adesso è ancora molto, molto, molto lontano dal poter essere accostato ai grandi numeri 1 che, seppur giovanissimi, hanno difeso in passato la porta della Viola.

Sul piatto positivo della bilancia è comunque doveroso mettere il fatto che il campionato è ancora lunghissimo e la classifica ancora molto corta; che i ragazzi più giovani possono crescere anche molto rapidamente nel corso di un campionato; che non tutte le squadre di serie A – neppure le più forti – possono vantare in campo un German Pezzella, un Jordan Veretout e un Federico Chiesa, contemporaneamente.

Gli ingredienti per rilanciarsi ancora in quel ruolo di sorpresa della stagione che, all’inizio dell’anno, sembrava calzare a pennello alla squadra di Pioli, ci sono tutti. Speriamo di poterli presto amalgamare e cucinare, perché viceversa, ai tifosi viola non resterebbe che rassegnarsi all’ennesima stagione votata alla conquista di un eccitantissimo 8 posto al quale Firenze, per fortuna, negli ultimi anni, non era più abituata.