Non avrei mai immaginato di prendere le difese di Di Maio, e invece eccomi qui, a spezzare una lancia a favore del Ministro del Lavoro. I fatti sono ormai noti a tutti, Filippo Roma, inviato de Le Iene, confeziona un servizio bomba, protagonista un operaio campano che rivela di aver lavorato in nero nel 2009 per l’impresa edile di Antonio Di Maio, insieme ad altre tre persone. Apriti cielo!

Immediati i paralleli con un senior che notizia l’ha fatta per un bel pò, il Boschi, padre di Maria Elena. 

Non ce la facciamo proprio ad essere un pò equilibrati in questo benedetto Paese. Boschi & co. hanno raso al suolo i risparmi di una vita di migliaia di persone, senza nulla pagare, uscendone, sì, macchiati nell’onore – di cui non frega un bel niente a nessuno in Italia (e si vede) – ma lavati, stirati e inamidati grazie al Decreto Salva Banche.

Filippo Roma ha fatto il suo lavoro, non c’è niente da dire, il comportamento tenuto da Luigi Di Maio merita decisamente un commento, invece.

Ho visto qualcosa di diverso dalla solita minestra riscaldata: il giornalista a cui è concesso di fare giusto un paio di domande, le risposte evasive del potentissimo di turno che nega senza battere ciglio, la sicurezza che a un certo punto interviene spintonando il giornalista con “l’ora basta” d’ordinanza. 

Andate a guardare Matteo Renzi alle prese con Filippo Roma un paio d’anni fa…

Di Maio mi ha stupito, lo confesso. Ha risposto con sincerità, senza negare niente. Si è reso disponibile, è stato onesto.

Continuo a pensare che non abbia la preparazione per ricoprire ruoli istituzionali che richiedono ben altro. Resta un 32enne con un livello di formazione mediocre, ma ha compiuto un gesto rivoluzionario nella prassi politica italiana – ci ha messo la faccia. Senza se e senza ma.

Caro Luigi, il rispetto, almeno il mio, te lo sei guadagnato.